Ecco una mia creatura.
L'avevo messa su Facebook ma poi per paura che me la "rubacchiassero", e soprattutto per consiglio del mio buon collega universitario dott. Cignini, ho deciso di trasferirlo su questa piattaforma, molto più "sicura".
"Catena di Corpi"
Deliri di un appassionato di racconti misteriosi e adrenalitici, colmi di azione, eroi impavidi e spietati criminali.
03 luglio 2009
BATMAN-ARKHAM ASYLUM: UNA SERIA CASA SU UN SERIO SUOLO
TITOLO ORIGINALE: Batman – Arkham Asylum: a serious house on serious earth.
CASA: DC Comics-Planeta DeAgostini
TESTI: Grant Morrison
DISEGNI: Dave Mckean
ANNO: 1989
Il lavoro di Morrison e MaKean, sviluppato alla fine degli anni ’80, quindi in un’epoca straordinaria per lo sviluppo delle graphic novel, risulta almeno al mio occhio ottimo per molteplici aspetti. Non solo per il fatto che “Arkham Asylum” sia un’opera dalla grafica accattivante dalla copertina sino all’ultima pagina, una grafica composta da disegni dai contorni non precisi, toni scuri, alternati a fotografie iperrealiste, ma che a questa grafica corrisponda una storia veramente ben costruita. Non tanto dal punto di vista dell’azione classica, che a prima vista potrebbe quasi (e sottolineo quasi) deludere il lettore in cerca d’azione, quanto da quello psicologico. L’episodio racconta di una apocalittica rivolta al manicomio criminale di Arkham (visto in “Batman Begins”) capeggiata dal Joker e da alcuni dei più terribili criminali di Gotham, tra cui lo Spaventapasseri; l’unica richiesta dei sequestratori del personale del manicomio è che Batman si consegni. Il Cavaliere Oscuro accetta, ma appena mette piede nella costruzione, oltre a cominciare un tesissimo duello con le sue nemesi dovrà anche scavare in sé stesso (e nel passato dell’edificio) per “liberarsi”. Sul suo cammino incontrerà dottoresse senza scrupoli, vecchi amici diventati nemici e poi ridotti talmente tanto a nullità dalla terapia che erano meglio quando stavano peggio (Due Facce) e persino la “presenza” del fondatore dell’ospedale, Amadeus Arkham. Su due piani temporali distinti, il lettore è portato a seguire le storie di due individui completamente diversi che eppure, lentamente, finiranno per sovrapporsi nel gelido abisso della follia, in cui Batman arriverà vicinissimo al suo auto annullamento (con un tripudio di auto-lesionismo, sangue, duelli all’ultimo sangue). È quindi lo scavo psicologico, l’incubo di Batman a condurci al punto fondamentale di “Arkham Asylum”: non si può essere paladini della giustizia se prima non si affronta sé stessi. Non si può andare contro altri se prima non si è vinto ciò che non va in noi stessi. È la prova del fuoco di Batman, in cui dovrà dimostrare di essere degno di portare la giustizia in città nonostante sia tormentato da sensi di colpa e traumi infantili, e nonostante, soprattutto, vacilli nel momento dell’urgenza. Ma alla fine, per fortuna, a vincere non è solo il Pipistrello. È l’uomo che vendica l’umanità intera, la condizione di infinita precarietà dell’essere umano, laddove altri avevano fallito (il folle Arkham, che provò a costruire un ospedale per curare i malati e poi, tragicamente, divenne malato lui stesso). E riappropriandosi della facoltà di portare giustizia (che è ragione, ordine), infine gli orrori freudiani e gli incubi repressi vengono sconfitti. Per quanto non ci viene detto da Morrison, se anche Due Facce riesce a tornare quel che era e a riacquistare la sua “ragione”, forse possiamo vivere ancora un altro giorno senza cadere nell’oblio. “Arkham Asylum” è un trip horror-pulp appassionante, condito da personaggi ed elementi indimenticabili, su cui naturalmente la fanno da padrone ancora una volta Batman e il Joker (qui molto più “ledgeriano” che in altri albi). Strepitoso, ma da comprendere pienamente, il finale.
Fabio Antinucci, 23-06.-09
CASA: DC Comics-Planeta DeAgostini
TESTI: Grant Morrison
DISEGNI: Dave Mckean
ANNO: 1989

Il lavoro di Morrison e MaKean, sviluppato alla fine degli anni ’80, quindi in un’epoca straordinaria per lo sviluppo delle graphic novel, risulta almeno al mio occhio ottimo per molteplici aspetti. Non solo per il fatto che “Arkham Asylum” sia un’opera dalla grafica accattivante dalla copertina sino all’ultima pagina, una grafica composta da disegni dai contorni non precisi, toni scuri, alternati a fotografie iperrealiste, ma che a questa grafica corrisponda una storia veramente ben costruita. Non tanto dal punto di vista dell’azione classica, che a prima vista potrebbe quasi (e sottolineo quasi) deludere il lettore in cerca d’azione, quanto da quello psicologico. L’episodio racconta di una apocalittica rivolta al manicomio criminale di Arkham (visto in “Batman Begins”) capeggiata dal Joker e da alcuni dei più terribili criminali di Gotham, tra cui lo Spaventapasseri; l’unica richiesta dei sequestratori del personale del manicomio è che Batman si consegni. Il Cavaliere Oscuro accetta, ma appena mette piede nella costruzione, oltre a cominciare un tesissimo duello con le sue nemesi dovrà anche scavare in sé stesso (e nel passato dell’edificio) per “liberarsi”. Sul suo cammino incontrerà dottoresse senza scrupoli, vecchi amici diventati nemici e poi ridotti talmente tanto a nullità dalla terapia che erano meglio quando stavano peggio (Due Facce) e persino la “presenza” del fondatore dell’ospedale, Amadeus Arkham. Su due piani temporali distinti, il lettore è portato a seguire le storie di due individui completamente diversi che eppure, lentamente, finiranno per sovrapporsi nel gelido abisso della follia, in cui Batman arriverà vicinissimo al suo auto annullamento (con un tripudio di auto-lesionismo, sangue, duelli all’ultimo sangue). È quindi lo scavo psicologico, l’incubo di Batman a condurci al punto fondamentale di “Arkham Asylum”: non si può essere paladini della giustizia se prima non si affronta sé stessi. Non si può andare contro altri se prima non si è vinto ciò che non va in noi stessi. È la prova del fuoco di Batman, in cui dovrà dimostrare di essere degno di portare la giustizia in città nonostante sia tormentato da sensi di colpa e traumi infantili, e nonostante, soprattutto, vacilli nel momento dell’urgenza. Ma alla fine, per fortuna, a vincere non è solo il Pipistrello. È l’uomo che vendica l’umanità intera, la condizione di infinita precarietà dell’essere umano, laddove altri avevano fallito (il folle Arkham, che provò a costruire un ospedale per curare i malati e poi, tragicamente, divenne malato lui stesso). E riappropriandosi della facoltà di portare giustizia (che è ragione, ordine), infine gli orrori freudiani e gli incubi repressi vengono sconfitti. Per quanto non ci viene detto da Morrison, se anche Due Facce riesce a tornare quel che era e a riacquistare la sua “ragione”, forse possiamo vivere ancora un altro giorno senza cadere nell’oblio. “Arkham Asylum” è un trip horror-pulp appassionante, condito da personaggi ed elementi indimenticabili, su cui naturalmente la fanno da padrone ancora una volta Batman e il Joker (qui molto più “ledgeriano” che in altri albi). Strepitoso, ma da comprendere pienamente, il finale.
Fabio Antinucci, 23-06.-09
Caso:
Batman,
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