27 gennaio 2009

27 Gennaio: qui continuiamo a ricordare... nonostante tutto.

27 Gennaio 1945: l'Armata Rossa varca i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, venendo a conoscenza delle atrocità perpetrate dai Nazisti durante gli anni della dittatura e della guerra. A poco a poco, sia i Sovietici sia gli eserciti americani e inglesi, durante la loro avanzata, cominciano a scoprire i lager nazisti, luoghi sospesi fra inferno e Terra, vero simbolo del "culto della violenza" che ha segnato il Novecento.



All'inizio i militari e i funzionari governativi delle potenze Alleate non si rendono conto di ciò, non si rendono conto dell'Orrore, pur essendo già a conoscenza da anni e in modo più che preciso del genocidio perpetrato contro gli Ebrei dai Fascismi. Pian-piano, cominciano a capire che lo sterminio degli ebrei era una vera e propria macchina della morte, un immenso sistema di prigionia e sterminio composto da immensi campi di concentramento, impianti di sterminio, apparati burocratici volti all'organizzazione e alla "razionalizzazione dei risultati" del genocidio. Ricostruire una Memoria unitaria dell'evento fu difficile, si trattava da una parte di ricostruire la "Storia" della Shoah, con le sue cifre impressionanti, con lo studio dei metodi, della documentazione e dei reperti rimasti degli apparati nazisti. E poi le storie dei sopravvissuti, di coloro i quali riuscirono a tornare a "casa" (che spesso però non avevano più), e a raccontare la loro esperienza. Un'impresa storica e morale difficilissima e drammatica, che ha svelato con difficoltà le mille sfaccettature dell'Orrore nazista, ha creato dubbi... e ha aperto la strada a speculazioni.



A mio parere, nella Storia del genere umano, è vero che la Shoah ha rappresentato punto di rottura di proporzioni incredibili. Mai si era visto l'Uomo prodigarsi così tanto per portare l'Inferno sulla Terra per un obbiettivo tanto futile: la convinzione di una cosiddettà "inferiorità" e "pericolosità" di una "stirpe biologica" naturalmente incline a portare lo scompiglio nel Mondo. Cioé, per i nazisti e per altri, se tu sei ebreo, a prescindere sei dannato perché apparterresti ad un gruppo di persone la cui esistenza è tutta volta a distruggere la Civiltà. Non perché quel gruppo di persone ha idee o comportamenti criminali, non perché professa credi volti al male (ragioni che naturalmente non possono comunque portare a una qualsiasi forma di violenza di massa), ma perché sono ebrei.



Prima ho detto che la Shoah va ricordata... peccato che oggi come oggi la gente non vuole ricordare; e quei pochi che ricordano lo fanno male, a mio parere.



Come ragioniamo qui in Italia, oggi? Ragioniamo che noi dobbiamo ricordare, ma poi non spendiamo cinque minuti di giornata televisiva per parlare della Shoah. Oppure, ancora peggio, a ricordare sono le reti "di Sinistra" come La7 e Raitre (e Rete4, ma solo perché è la rete "culturale" Mediaset) mentre tutte le altre tacciono.



E' vero che la celebrazione non può fagocitare la normalità, perché sarebbe comunque un'esagerazione, ma così è poco, troppo, troppo poco. Ohi, ragazzi, oggi è il 27 Gennaio, il Giorno della Memoria!! Ma uno spot, cinque secondi di spot per ricordarlo, su altre reti come Canale5 o Italia1? Cos'è, non fa Share?! E Raiuno?! Dov'è il ricordo su Raiuno?! Non c'è ?! Secondo me un comportamento così da adito a speculazioni. Se Rai1, che come rete è politicamente "centrista" e "conservatrice" non si parla di Shoah, mentre Rai3 ne parla largamente, il messaggio che passa è che solo "alcuni italiani" ricordano, ergo si sentono forti e belli e autorizzati a insultare (e a speculare). Invece la Memoria non è di Sinistra, non è di Destra, non è patrimonio Cristiano. Appartiene all'Italia. Se la Memoria appartiene ad un popolo, l'intero popolo dovrebbe ricordare. Come se già le istituzioni "conservatrici" come la Chiesa non fossero tacciate ogni giorno di filonazismo e negazionismo! Vogliamo pure dare alibi a fazioni politiche che ci gridano addosso di essere fascisti?



No, io oggi dell'Inferno sulla Terra ne parlerei, tutto il giorno, a piccoli sprazzi, piccoli ma buoni. Oppure si da un nuovo alibi a polemiche che in cuor mio spero siano immotivate. Però signori... che palle dover di anno in anno ancora andare a parlare di quanto la Memoria sia riservata a particolari ambiti o ambienti politici, che PALLE. Mi da fastidio quando su un evento che ha colpito l'intera Umanità si va installare il dibattito polemico perché l'una sceglie di non dare spazio ad un argomento in quanto invoca l'assenza di Par Condicio (la Destra che reclama, anche condivisibilmente, che si parli anche dei crimini comunisti, richiesta giusta ma che storicamente bisogna contestualizzare e motivare), e l'altra ne parla e la usa come strumento di propaganda anticlericale o anti-destra. Basta, basta e basta.

I ragazzi devono sapere cosa è successo sessant'anni fa, devono sapere chi è stato e per quale folle idea. A prescindere da pregiudizi e prese di posizione. Non è qualunquismo, non è qualunquismo e non è qualinquismo: è una rabbia profonda nei confronti di un clima culturale e politico che ancora una volta distrutto il patrimonio storico comune italiano.

13 gennaio 2009

Gennaio crime per Rai

La Rai qualche volta si scatena per quanto riguarda il poliziesco: ogni stagione tenta sempre di mettere in campo un nuovo prodotto del genere per tentare di "sfondare" fra i giovani.

Ora ci riprova per l'ennesima volta con due programmi.

Prima di tutto, da martedi prossimo parte la seconda stagione della miniserie "Coliandro" e questa è una gioia immensa per ogni appassionato di poliziesco che si rispetti. "Coliandro" è infatti l'esempio di maggiore modernità nel panorama del noir nostrano, perché gli autori sono riusciti a creare un prodotto innovativo trasportando la feroce creatura di Lucarelli (un detective politicamente scorretto, ipocrita, razzista, ignorante ma onesto e giusto, una creazione geniale) in un panorama televisivo poliziesco sempre più stantio e monotono dominato da CSI o RIS. Difficile stupirsi se si pensa alla ridotta durata della serie (solo 4 episodi): qui si osa troppo per una TV spesso troppo "provinciale" come quella italiana.

Che dire? Martedi sera, almeno da me, sarà festa grande!

Ci tocca poi spendere qualche parola preliminarmente rispetto alla nuova fiction di Rai1, "Il Bene e il Male", in onda dal 12 Gennaio. E' un prodotto che si propone di svincolarsi dalla solita serialità italiana (quella di "Distretto di Polizia" o del suddetto "RIS") strizzando invece un occhio a prodotti americani come "NYPD", con una regia sperimentale, buone location (Torino!! Fantastico, Torino è perfetta!) e una sceneggiatura che pone l'accento non tanto sul giallo in sé ma più che altro sui sentimenti dei protagonisti (quattro: un commissario boardline, una PM dalla vita privata tormentata, un'agente di polizia con un passato oscuro e un boss della malavita "tendente al bene") le cui storie si incrociano di continuo in quella che dovrebbe essere una vera e propria saga metropolitana.

Ora, bisogna dire che la visione della fiction è godibile, e che spesso non sembra di stare a vedere un prodotto seriale italiano, tanta è l'innovazione dal punto di vista della storia e della regia. L'impatto è più o meno quello che ebbe "Crimini" nel 2006, un noir "non-istituzionale" con accenti sull'azione e sull'hard-boiled, e lo stesso si può dire de "La Nuova Squadra" su Rai3 l'altro anno. "La Nuova Squadra" strizzava l'occhio a "The Shield" qui invece come ho detto siamo in pieno territorio "NYPD", cioé siamo in presenza non di un "noir" ma di un poliziesco altamente morale in cui si tende a narrare con toni solenni alcuni piccoli lati oscuri e drammatici della lotta fra crimine e legalità. Da quello che ho visto, ciò potrebbe spiegare il fatto che in "Il Bene e Il Male" c'è una costante retorica-antiretorica che sottolinea le storie dei protagonisti da un punto di vista non tanto "provocatorio" come accadeva in "La Nuova Squadra", bensì ponendosi in una dimensione di dramma umano (per intenderci, alla "Heat" più che alla "Collateral"). Ognuno dei protagonisti è chiamato a fare i conti con i rovelli morali che i casi al centro di ogni puntata suscitano; drammi che però primariamente coinvolgono i personaggi secondari, i protagonisti della puntata, che prendendo una "decisione", "scegliendo una via", mettono in modo una catena di eventi inarrestabili e spesso drammatici.


Questo è il piatto forte della storia, un piatto pià che appetitoso. Certo, il formato televisivo riduce di molto l'impatto drammatico: le sequenze non hanno la patos e i "tempi" che si meriterebbero, spesso i copioni cadono in battute di circostanza (esempio del dialogo a mio parere più scadente: "Perché hai rifiutato la scorta?" chiede l'ispettore al magistrato amico. "E perché non hai voluto figli?" gli risponde l'altro. "Per lo stesso identico motivo per il quale non ho la scorta" , banalità di questo tipo). Insomma, alla lunga quello che dovrebbe essere il piatto forte, l'enfasi drammatica, sembra poter divorare la Storia stessa conducendola nel già visto. Attenzione, "Il Bene e il Male" è tutt'altro che da buttare, anzi, lo seguirò e di sicuro mi appassionerò (ho già trovato il personaggio dell'ispettore complessato, interpretato da Tognazzi, irresistibile), ma mi fa snervare il fatto che la Rai non riesca ancora a prendere bene le misure per realizzare un perfetto racconto poliziesco televisivo: la TV americana ci insegna che è possibile creare situazioni altamente cinematografiche non solo nella tecnica ma anche dal punto di vista artistico, con dialoghi schietti e interpretazioni realistiche. Non capisco perché in Italia sceneggiatori e attori abbiano sempre il "blocco retorico" che non gli permette di abbandonare completamente l'aria da fotoromanzo e di spingere sul pedale dell'emotività pura, secca, senza fronzoli e orpelli.


Mi spiace soprattutto vedere che viceversa nel genere del poliziesco-commedia la TV italiana riesce sempre meglio: "Il Commissario Manara", ultima novità poliziesca del "gennaio crime" di Rai, in onda da giovedi 8, è una felice commistione fra commedia amorosa e giallo classico in cui gli autori spediscono il suddetto commissario, Luca Manara, dalla selvaggia metropoli palermitana ad uno sperduto paesino sulla costiera toscana, con conseguenti problemi di ambientamento da parte. A incrementare i problemi, la trovata (fantastica) che Manara ritrova nel nuovo commissario la sua ex-fiamma dei tempi del corso, Lara, che prova un "leggero rancore" (sigh!) nei suoi confronti. Devo dire che la commedia non è che mi entusiasmi, in particolare la commedia da fiction, però "Manara" ha il ritmo giusto e le battute giuste (umorismo molto "classico", da teatrino degli equivoci) per strapparmi risate. Bello, ben realizzato anche dal punto di vista della sceneggiatura e dell'interpretazione. Se "Il Bene e il Male" fosse così rifinito sotto quei punti di vista, saremmo in presenza di un piccolo capolavoro per la TV italiana, cosiccome sarebbe stato "Crimini" e "La Squadra". Comunque, questo gennaio mi toccherà guardare un pò più la TV...