31 gennaio 2011

Intermezzo: proteste illustri.

Anche se ho letto solo "Il Nome della Rosa", Umberto Eco è diventato in breve uno dei miei scrittori preferiti e uno dei miei intellettuali di riferimento. Acuto, non fazioso ma politicamente impegnato, l'ho adorato per i suoi ottimi articoli socioculturali che denunciano da sempre una forte carenza di cultura e capacità di analisi nel nostro paese e nel popolo italiano. Ecco qui un suo articolo comparso su Repubblica il 28 gennaio, più attuale che mai.

Eccolo qui.
Leggetelo e ditemi.

Che dire, dopo cotanta saggezza? Beh, direi subito che Eco ha ragione, ma questo è scontato. Se c'è una cosa che detesto è ripetere ancora cose che sono già state dette dieci, venti, trent'anni fa. Perciò, non dirò che in Italia la politica culturale fa schifo. L'ha detto Eco, non gli farò l'eco (sigh!).
La cultura, penso, è una grande forma di politica, anche se a mio parere deve essere poco politicizzata. Come dicevo l'altro giorno, il Rinascimento nacque e si sviluppò non attraverso una capillare opera di acculturazione da parte di Lorenzo de Medici o dei papi umanisti come Giulio II.
Il Rinascimento fu il frutto di un'ondata impazzita, che iniziò nel momento in cui gli uomini uscirono dal famoso "stato d'inferiorità" proprio del Medioevo. All'epoca come oggi esistevano oscurantisti e progressisti, folli rivoluzionari e folli conservatori, autorevoli innovazionisti e autorevoli uomini che preferivano restare com'erano. Rispetto a noi, sia chiaro, il Rinascimento ha poco da invidiare.

C'erano gli stessi mali, penso, forse anche qualcosina di più. Tuttavia accadde ciò che oggi possiamo riscontrare sempre meno spesso: c'era una buona distinzione fra ciò che è "bello" e ciò che non lo è. Mi sembra, cioé, che oggi la politica, l'arte, il gusto, non pongano più in positio princeps qualcosa riconosciuto "bello" attraverso un canone di bellezza. Sono i mali della società massificata: la lobotomizzazione dell'uomo e della sua creazione, il far fatica a non riconoscere il "giusto". Nel momento in cui in televisione mi dovrei sciroppare Mammuccari che si diverte a mostrare la gente che si tira le torte di escrementi addosso e nessuno parla posso forse meravigliarmi nel momento in cui abbiamo di nuovo i naziskin nella strade? Non penso, no?
Ah, non parliamo poi di quel che è successo a Pompei prima di Natale; se aveva ragione Foscolo a dire che i grandi popoli si riconoscono dalle vestigia degli antichi che li hanno preceduti, allora vuol dire che valiamo meno di zero.

Per concludere, è triste che debba ripetere gli stessi concetti già detto l'altro giorno, francamente vorrei continuare a parlare del '500 e delle sue meraviglie. Tuttavia, mi sembra che diffondere il verbo di uno dei più interessanti letterati italiani del dopoguerra sia già un "piccolo" segnale di cultura. A dopo; penso proprio parlerò ancora, oggi. A dopo.

29 gennaio 2011

Innanzitutto, la Ricerca.

Prima di tutto, guardate il video e ascoltatelo con attenzione.



Ieri ho detto che avrei parlato del '500; se faccio una classifica dei periodi storici che mi sono trovato a studiare di più seguendo i corsi universitari e scolastici, senza dubbio il XVI secolo è quello che più o sviscerato. Il motivo è presto detto: nel '500 si rompe tutto. Mille anni di Medioevo si frantumano in tanti minuscoli pezzi. Ovviamente è un processo lungo è strano. Dal '200 in poi all'austerità dei monasteri si sostituisce la città come luogo chiave della vita umana. Nella città si pensa ancora a Dio, ma ancora più alla comunità come punto d'aggregazione e forza. E' qualcosa di straordinario: è come se, dovendo confrontarsi fra loro e non più solo con la preghiera per sopravvivere, pian-piano gli uomini abbiano cominciato a sviluppare proprio ciò che dicevo ieri, la coscienza di sé, l'importanza della discussione. Non è una discussione democratica, logico. Non si sta parlando di una collettività politica in senso moderno. Ma questi signori cominciarono a domandarsi, pian-piano, se veramente Aristotele e la Chiesa avessero ragione su tutto. Da lì è una strada veloce che conduce sino a molteplici effetti: la nascita della scienza moderna, la Riforma, il consolidamento della forma dello stato moderno. L'uomo non smette di credere in Dio, semplicemente ricomincia a credere anche in sé stesso. Ci aveva già creduto, in parte, quando Socrate continuava a guardarsi attorno e a trovare una chiave di lettura per ciò che i suoi occhi vedevano. Poi però era arrivato il Medioevo. Sia chiaro, esso non è a mio avviso un'età tanto cupa come vogliono gli stereotipi. Fu il vero trionfo dell'immaginazione, un mondo privo di punti di riferimento razionali che dovette cercare la "via giusta" dando una spiegazione a tutto in un'epoca in cui non c'erano ancora i mezzi per "sapere". Un'età che produsse, invero, alcuni risultati positivi: la fondazione degli stati unitari, dei codici giuridici, delle letterature occidentali. Solo che si ignorava totalmente che la Terra era rotonda e non piatta (!).

Anche Amleto ad un certo punto si ritrova a contestare il mondo in cui si trova. Nel palazzo di Elsinore, nel bel mezzo della corte (che in un certo senso è la rappresentazione simbolica del Mondo che gira attorno alla figura del sovrano), scopre che la sua famiglia complotta contro di lui e che l'unico modo per trovare il colpevole di un delitto tanto atroce come quello del padre è quello di "fare il pazzo" e intanto indagare. La critica è concorde nel dire che Amleto è la personificazione dell'uomo rinascimentale, che si svincola da tutto ciò che è stato detto prima di lui e si getta alla ricerca della verità. E tanto è violento il '500, secolo di orrori legati alle guerre di religione e all'attività dell'inquisizione, tanto è crudo e cupo il cammino del principe di Danimarca.

Il Rinascimento non fu un periodo allegro, dunque. Fu un'epoca di transizione verso la Modernità, in cui le spinte innovatrici venivano assolutamente represse dalle autorità e dalla tradizione. L'innovazione non è rivoluzionaria, l'innovazione è lenta e continua, è fatta di spinte progressive a cui si contrappongono dure regressioni, dettate dagli "anticorpi" delle idee tradizionali di quel periodo. E' sempre dolorosa, soprattutto. In particolare per quel che riguarda il Rinascimento. I più importanti processi per "stregoneria" (appellativo dietro cui si può leggere tranquillamente l'epiteto di "dissidenza") non avvengono nell'Alto Medioevo. Avvengono fra Quattro e Cinquecento. Mentre Colombo salpa da Palos e va verso le Americhe.

28 gennaio 2011

Discorso sul metodo

Stamattina ho affrontato con successo un altro esame nella mia (faticosa) scalata verso la laurea; la disciplina era "Paleografia" (anche se preferisco chiamarla col nome che aveva prima, "Storia della comunicazione") e in questi tre anni è stata in assoluto una delle mie preferite. Penso che l'esame di oggi sia capitato a fagiuolo per introdurre un pò più nello specifico ciò di cui parlerà questo blog.

"Storia della Comunicazione" è una materia particolare. Io stesso ho dovuto affrontare ben tre esami in tre anni in questa discilina per comprendere veramente come il professore (un bravissimo professore, di cui ovviamente non dirò il nome) organizzi il corso. E capirne la grandezza. E' ovviamente "Storia", ma è Storia ad un livello molto dettagliato rispetto ad altre discipline che analizzano il passato. In "Storia Contemporanea", ad esempio, dovetti imparare date, modalità, nomi, eventi sia per quel che riguarda la parte generale che l'argomento monografico del corso (l'Olocausto, in quel caso).

In "Storia della Comunicazione", invece il professore prende come nucleo fondamentale del corso un fenomeno storico in particolare (quest'anno era la Stregoneria e la segregazione del sesso femminile) e lo affronta andando però a collegarlo a tutti quegli eventi storici che potrebbero presentare analogie "strutturali" con quell'elemento. Ad esempio, quest'anno abbiamo messo a confronto e analizzato due periodi tanto diversi come quello della caccia alle streghe e quello in cui si svolse la tragica vicenda dei desaparecidos (anni '70 del '900, in Argentina). Questo, di tutti i confronti che abbiamo fatto, è probabilmente il più elementare (sempre di oppressione armata verso una minoranza si tratta), quindi il più esemplificativo.

Insomma, il corso mira a riflettere su certi eventi storici come frutto di fattori di causa-ed-effetto che, pur non con gli stessi connotati contingenti, si possono ripresentare (aveva ragione Vico quando parlava di "corsi e ricorsi"). E' questo il tipo di Storia che mi piace veramente, più dell'imparare nomi di luoghi in cui si sono svolte battaglie o date importanti. Sia chiaro, adoro anche quella. Ma io con le date mi impiccio sempre, devo di continuo ripetermele... allora meglio spiattellare al professore confronti fra eventi storici diversi (ovviamente senza mai scendere nei particolari) oppure, ancora meglio, fare grandi riflessioni sui "massimi sistemi" che regolano la Storia. Tutto è decisamente più facile, no?!

Scherzo. Ovvio. No, la verità è che mi piace l'approccio con la Storia: in particolare, si fa una cosetta che spesso al Liceo non si fa, cioé ci si confronta da una parte con le fonti dell'epoca, dall'altra con tutte quelle opere (film, romanzi...) che hanno trattato gli argomenti storici che si prendono in considerazione durante il corso. Non vengono solo "mostrate", ma anche sottoposte a critica, attraverso l'analisi delle motivazioni dei loro autori e del contesto in cui vengono create. Anche se non sono del periodo storico preso in esame.

Alla fine del corso, tu studente hai una panoramica della situazione, del problema, da più punti di vista. Ecco, ecco la parola chiave: problema. La Storia è problematica, proprio perché frutto del rapporto fra causa e conseguenza; ma non di una sola causa e di una sola conseguenza. Infiniti sono gli eventi che portano ad altri eventi. Ogni azione ha una miriade di conseguenze. La sola riflessione che ne posso trarre è che avevano ragione gli Illuministi quando, dopo secoli di orrori e fondamentalismi, coniarono il vecchio adagio "metti tutto sotto analisi. Questo è centrale, oggi. Si parla tanto di crisi dell'informazione, tanto di massificazione selvaggia, tantissimo dei problemi e dei nefandi effetti che questi fenomeni provocano. Se uno studente di questo corso non lo tratta come un semplice "esame" e "ragiona", ecco che mette un nuovo tassello per costruire una coscienza di sé.

Logico che non basta "Storia della comunicazione" per aprire il cervello, la persona che vuole arrivare a ciò deve anzitutto vivere con i piedi per terra, tenere sempre in contatto con la realtà, avere un rapporto sempre analitico con ciò che legge, che vede e, perché no, anche su ciò che pensa. E' una faticaccia enorme, secondo me. Basta poco per farlo ma è una faticaccia enorme.



Per me, ovviamente, tutto ciò che ho fatto in corsi del genere all'Università è stato esaltante. Perché ciò che mi hanno dato è la conferma che si può vivere proprio così come voglio: limitando al massimo la sensazione di farmi portare via dai giudizi e dai pregiudizi, dai luoghi comuni. E' difficile. Non ti puoi permettere di farti un'ideologia tout-cour, cosa ben più facile. Però ci provo.

Finita questa noiosa riflessione, annuncio che il primo argomento che voglio trattare è proprio l'epoca in cui questa mentalità comincia a prendere (finalmente) piede: il '500, ragazzi, è fichiiissimo. Stay tuned.

26 gennaio 2011

Perché?

Quando ho progettato questo blog, stamattina, l'ho fatto con una precisa idea. Un'idea di realizzazione: trovare una piattaforma dove lamentarmi delle cose che non vanno contrapponendovi la bellezza, la cultura, l'armonia, la "civiltà".
Io credo che in questo Paese ci sia un'immensa carenza di civiltà. Nel senso che ce ne freghiamo altamente di tutto e di tutti. Facebook è la fiera della perdita di civiltà e non so neppure io quante volte m'incazzo leggendo link osceni. Si, lo dico senza problemi: i link osceni esistono. Esiste una blasfemia che si spinge ben oltre la soglia del civile rispetto, esiste un modo di far battute che non mi piace. Non mi piace quando si trovano, come m'è successo oggi, link di ragazzi che ironizzano sull'Olocausto. Si, un mio conoscente ha pubblicato un link d'ironia verso l'Olocausto proprio il giorno prima della Giornata della Memoria e non dell'ironia di Beigni o di Radu Minelau (il regista di "Train de Vie"). Non voglio dire chi era l'autore né chi l'ha condiviso perché penso che potrebbe voler leggere questo blog (dato che farò pubblicità al post su Facebook). Né voglio litigare. Semplicemente dico come si fa a fare battute cariche di humor nero sull'Olocausto, ragazzi?
Ragazzi, la verità è che questo blog vuole essere il mio punto di vista, un modo per urlare quel che sento dentro. Non posso e non voglio rimanere in silenzio di fronte alla demolizione morale di questo Paese, anche se sta un bel pezzo avanti. Come si fa ad urlare? Si cerca di far capire ai ragazzi, alle persone, che francamente non serve scrivere certe cose per star bene. C'è tanta roba bella al Mondo. La cultura è una delle più belle. Grazie.

Riapertura (?)

Ho un grosso problema, io. Grosso grosso. Mi va, in questo momento, di dire delle cose che sento dentro.
Non abbiate paura: niente fregnacce su problemucci di cuore o roba seria; non credo che cambi qualcosa a nessuno (soprattutto a me stesso) se vado a raccontare in un blog gli affaracci miei.
Ad aprire un blog c'ho provato in verità altre due volte, una nel 2006, mi pare, l'altra nel 2008. 2008, si, appena ho cominciato l'Università. Perché? Pensavo di avere delle cose da dire, dei pensieri da esprimere. Così, l'ho fatto. Mi sono ritrovato, in quel modo, a scrivere post su post su... qual'è il mio film preferito, qual'è il romanzo che mi piace di più in questo periodo, Dio quant'è bello "Star Wars" etc. etc.
Passata la fase dell'innamoramento, però, mi stancavo e smettevo. Perché? Forse perché ad un certo punto non avevo tutte 'ste cse da raccontare, no? Negli ultimi tempi sono cambiate delle cose. Intendiamoci, magari è solo una mia sensazione, magari non è cambiato proprio-proprio niente. Fabio è sempre Fabio e ha sempre le stesse manie, le stesse follie, gli stessi pregi e difetti. Però ho voluto fare un pò di ordine in quel lato della mia Vita che in qualche modo è anche il più preponderante, visto che sono uno studente, che mi piace il cinema, che adoro la Storia, che ho un certo interesse per la politica. Sto parlando del fatto che praticamente ad un certo punto mi sono ritrovato a "vivere" dentro la cultura, sia essa aulica o popolare. Dico "rimettere in ordine" perché ad un certo punto mi sono accorto che non leggevo più tanto, che non vedevo più molti film, che non riflettevo più approfonditamente su ciò che facevo. Aprivo i libri, studiavo, imparavo, mettevo tutto dentro la testa e non facevo uscire più niente.
Ora voglio provare invece a esprimere ciò che mi passa per la testa quando leggo un romanzo, vedo un film, studio, mi dedico a questo e a quello. Insomma, io spero si sia capito che questo è e sarà un blog a carattere totalmente culturale. Ho letto, ho studiato, ho riflettuto parecchio negli ultimi anni e penso che, ora, sia arrivato il momento di tornare a riflettere e a condividere ciò che penso. Speriamo sia la volta buona.