Io Sanremo non lo vedo; non per snobismo né per cattiveria come tante persone che lo evitano come la peste, semplicemente non guardo neppure i concerti dei miei cantanti preferiti, figuriamoci una gara canora!
Tuttavia, per fortuna c'è la pubblicità; alla fine del Festival ti arrivano comunque almeno gli echi dei vincitori. Io li seguo, quegli echi, e ascolto con piacere i vincitori. (Si, vabbé... a meno che non facciano l'amore in tutti i luoghi e tutti i laghi... oppure non vogliano che tu sia la forza loro... oh, ma chi ve conosce?!).
Devo dire che musicalmente la canzone di Gualazzi, vincitrice per la sezione giovani, è PROPRIO BELLA. A me piace il jazz e il blues. Non sono un grande esperto in musica, però il ritmo è fantastico, l'ho sentita ieri e devo dire che... oh, ero inebetito. Cioé, io quando sento una canzone che mi piace, di solito, l'ascolto a ripetizione. Stavolta no. Mi è piaciuta tanto... ma è talmente complessa nella struttura, talmente... "forte", che è come se la temessi. Cioé, ci sei? Esisti? Si? Bene... stai lì, ti vengo a sentire quando voglio ritrovarmi in un locale di St. Louis ad ascoltare una jam-session. Non è una canzonetta, è PURA MUSICA. Di quelle canzoni da piano-bar, affascinanti, cool.
Poi, veniamo al vincitore ufficiale. Devo dire che non è che la musica mi faccia proprio impazzire rispetto ad altri grandi capolavori di Vecchioni ("Samarcanda" su tutte, secondo me), c'è un bel pò di retorica e mi sembra che ci siano pure echi di mille altre canzoni. Tuttavia il testo è qualcosa di divino. Sono stato su Youtube. Oh, serve che vi dica che ho trovato oquarantamila italioti veterofascisti e "pseudo-sinistrozzi" intenti a battagliare e ad attaccare la canzone? Eh, si, li ho trovati. Però non mi ci soffermo. Non sono loro le star, in questa domenica.
E' lei.
Due versi sono fantastici.
"E per tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero"
"Che questa maledetta notte dovrà pur finire".
Certe volte mi viene in mente che non tutto è tecnica. Certe volte gli inni retorici servono. Questa canzone ha meno di ventiquattr'ore di celebrità, però ad una prima ascoltata mi viene in mente che dice più cose su ciò in cui credo io piuttosto che tanti discorsoni di politici e sapienti.
Grande Vecchioni. Grande saggio.
Deliri di un appassionato di racconti misteriosi e adrenalitici, colmi di azione, eroi impavidi e spietati criminali.
20 febbraio 2011
15 febbraio 2011
Pagine.
Riprendo il discorso sul Cinquecento per parlare di qualcosa che c'entra poco e niente, ma che voglio trattare in quanto sono libri che sto leggendo.
Qualcuno si chiederà che c'entrano i libri con il '500 come età di transizione e inizio dell'età moderna. I libri del resto c'erano prima di allora, anche le prime forme di romanzo. Per non parlare di Dante, che scrisse un intero poema, un'opera complessa e gigantesca che divenne un vero best-seller (fra chi all'epoca
poteva permetterselo). Tuttavia il libro nel '500 è essenziale. Uno dei concetti che mi si è formato in testa in questi anni è che il ruolo del libro come mezzo d'espressione dell'interiorità si forma in quest'epoca, assieme, in un certo senso, alle prime tecniche "professionali" di costruzione della trama.
Il rapporto fra la Storia è la letteratura è forte, indissolubile. Certo, abbiamo le fonti che ci permettono approfondite ricerche storiche, ma c'è forse qualcosa di più bello che scoprire un'epoca leggendo un'edizione commentata di Shakespeare? Insomma, pensiamoci: leggo "Romeo e Giulietta" assieme alle note ed ecco che mi imbatto in una una serie di commenti che analizzano non tanto l'opera in sé quanto il contesto, il retroterra. Cioé, ogni verso ha un significato, molti personaggi nascondono metafore... okay, San Valentino è appena passato e gli innamorati la penseranno diversamente, ma se si legge "Romeo e Giulietta" senza sapere niente, ad esempio, della concezione dei paesi di religione cattolica nell'Inghilterra protestante del 1500 (più o meno, ci vedevano come l'inferno sulla Terra...), non si capisce perché Shakespeare abbia deciso di raccontare questa storia, che parla di italici ed in Italia è ambientata. La verità è questa: gli inglesi ambientavano solo storie torbide in Italia o Spagna, perché eravamo cattolici, papisti e "diabolici". Si può capire molto di più sulla Storia leggendo "Otello" che tremila opere di analisi del conflitto turco-veneziano.
Ovviamente l'arte è creazione, assurdo. La Storia si basa sui fatti. Una delle critiche a "Otello" era che trovare un africano alla guida delle truppe veneziane contro i turchi in un'opera di tale importanza era per lo meno "singolare", quando non peggio. Però anche l'errore storico è bello: spesso, per quel che riguarda il passato, si tratta di paradossi simbolici che aiutato a veicolare con gran dono di sintesi il messaggio dell'autore.
Dopo tutta questa palla al piede, veniamo a noi. Tento sempre più spesso di leggere i libri di autori che mi sono contemporanei come fossero strumenti per capire la mia epoca. Leggo molti gialli, moltissimi horror, alcuni romanzi di fantascienza e spesso trovo delle belle riflessioni su di essi. Dunque, da giugno di quest'anno ho letto: "La Strada", di Cormac McCarthy (capolavoro pesantissimo), "Guida galattica per autostoppisti" di Adams (un must), "I, Robot" di Asimov, un bel romanzetto chiamato "Manuale d'investigazione" di Jedediah Berry (intrigante come pochi altri), "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" di Muramhaki Haruki (finito oggi, una sorpresa). Per un esame ho dovuto poi leggere dei classici inglesi: "Cime Tempestose", "Il mastino dei Baskerville", "L'Amante di Lady Chatterline" e "Frankenstein". I primi, McCathy & co., sono tutti libri di fantascienza, in un certo sento, anche se, all'infuori di Asimov e Adams, la trattano in maniera molto originale. In McCarthy abbiamo un western post-moderno sullo sfondo di un disastro ambientale, quasi un'atmosfera alla "Fallout 3" (grande videogioco), oppure ad esempio in Haruki abbiamo una storia quasi "à la Inception" con complotti e viaggi all'interno della mente delle persone... insomma, una fantascienza varia. Magari non è l'attribuzione di genere più consona per alcuni, però in tutti questi romanzi ho trovato delle tematiche che li uniscono: il rapporto dell'uomo con l'ambiente che ha attorno, la raccolta e la manipolazione delle informazioni ("Manuale d'Investigazione", in particolare). Sono tutti romanzi post-moderni (ancora una volta, ovviamente, non mi riferisco ai classici che ho letto), drogati di citazionismo cinefilo e letterario, eppure "vivi", grazie al congegno narrativo, che in tutti loro mi ha catturato, preso, appassionato.
Oggi poi ho cominciato la nuova raccolta di romanzi brevi di Re Stephen, "Notte buia, niente stelle". Il Re, Stephen King di Balgor (Maine), è da anni il mio autore preferito ed ogni volta che metto le mani su un suo romanzo scopro un vecchio amico da cui non potrei assolutamente separarmi. Stavolta anche è così: l'ho appena cominciato, ma è come ascoltare un vecchio e bravo cantastorie che già più di una volta si è fermato a casa tua per narrarti qualcosa. Stile inconfondibile, struttura del racconto solida, tematiche nient'altro che scontate (a proposito, qualcuno pensa ancora sia "solo" un grande scrittore di horror? Spero di no!). Devo dire la verità, il suo ultimo romanzo lungo "The Dome", del 2009, non mi ha soddisfatto appieno. Non dico nulla della trama, solo è una palese metafora degli U.S.A. del post-undici settembre, delle loro paure, delle tensioni che percorrono la loro società... bellissimo il cast di personaggi, bella l'ambientazione, però King in quelle 1019 pagine di racconto mi ha a tratti veramente annoiato. Troppe digressioni metaforiche di critica sociopolitica, personaggi troppo schematici (tanti personaggi--> poco tempo per approfondirli), una conclusione a mio parere deludente per un maestro. Spero che la nuova raccolta mi appassionerà di più.
Mi accorgo di aver scritto tutta una serie di titoli e nomi di autori, mi dispiaccio per la fretta ma questo è il mio confusionario "diario di viaggio". Dico questo: mi piace sempre più la narrativa contemporanea in quanto gli autori parlano delle cose che io conosco, parlano dei problemi di oggi; mi piace quando Haruki, che è un autore giapponese ma traduttore di alcuni dei più grandi classici americani nel suo paese, inserisce citazioni di Bob Dylan, Bruce Springsteen, Salinger, nelle sue opere. E' roba che riguarda tutti noi; riguarda tutti e se è vero che un romanzo è fatto per soffermarsi e riflettere su una storia, se è vero che da Shakespeare si può comprendere un'epoca, allora forse un romanzo può far capire molto su quello che sta succedendo e su dove stiamo andando. Forse, non c'è miglior specchio di un buon romanzo che abbia dentro qualcosa che conosciamo.
Qualcuno si chiederà che c'entrano i libri con il '500 come età di transizione e inizio dell'età moderna. I libri del resto c'erano prima di allora, anche le prime forme di romanzo. Per non parlare di Dante, che scrisse un intero poema, un'opera complessa e gigantesca che divenne un vero best-seller (fra chi all'epoca

poteva permetterselo). Tuttavia il libro nel '500 è essenziale. Uno dei concetti che mi si è formato in testa in questi anni è che il ruolo del libro come mezzo d'espressione dell'interiorità si forma in quest'epoca, assieme, in un certo senso, alle prime tecniche "professionali" di costruzione della trama.
Il rapporto fra la Storia è la letteratura è forte, indissolubile. Certo, abbiamo le fonti che ci permettono approfondite ricerche storiche, ma c'è forse qualcosa di più bello che scoprire un'epoca leggendo un'edizione commentata di Shakespeare? Insomma, pensiamoci: leggo "Romeo e Giulietta" assieme alle note ed ecco che mi imbatto in una una serie di commenti che analizzano non tanto l'opera in sé quanto il contesto, il retroterra. Cioé, ogni verso ha un significato, molti personaggi nascondono metafore... okay, San Valentino è appena passato e gli innamorati la penseranno diversamente, ma se si legge "Romeo e Giulietta" senza sapere niente, ad esempio, della concezione dei paesi di religione cattolica nell'Inghilterra protestante del 1500 (più o meno, ci vedevano come l'inferno sulla Terra...), non si capisce perché Shakespeare abbia deciso di raccontare questa storia, che parla di italici ed in Italia è ambientata. La verità è questa: gli inglesi ambientavano solo storie torbide in Italia o Spagna, perché eravamo cattolici, papisti e "diabolici". Si può capire molto di più sulla Storia leggendo "Otello" che tremila opere di analisi del conflitto turco-veneziano.
Ovviamente l'arte è creazione, assurdo. La Storia si basa sui fatti. Una delle critiche a "Otello" era che trovare un africano alla guida delle truppe veneziane contro i turchi in un'opera di tale importanza era per lo meno "singolare", quando non peggio. Però anche l'errore storico è bello: spesso, per quel che riguarda il passato, si tratta di paradossi simbolici che aiutato a veicolare con gran dono di sintesi il messaggio dell'autore.
Dopo tutta questa palla al piede, veniamo a noi. Tento sempre più spesso di leggere i libri di autori che mi sono contemporanei come fossero strumenti per capire la mia epoca. Leggo molti gialli, moltissimi horror, alcuni romanzi di fantascienza e spesso trovo delle belle riflessioni su di essi. Dunque, da giugno di quest'anno ho letto: "La Strada", di Cormac McCarthy (capolavoro pesantissimo), "Guida galattica per autostoppisti" di Adams (un must), "I, Robot" di Asimov, un bel romanzetto chiamato "Manuale d'investigazione" di Jedediah Berry (intrigante come pochi altri), "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" di Muramhaki Haruki (finito oggi, una sorpresa). Per un esame ho dovuto poi leggere dei classici inglesi: "Cime Tempestose", "Il mastino dei Baskerville", "L'Amante di Lady Chatterline" e "Frankenstein". I primi, McCathy & co., sono tutti libri di fantascienza, in un certo sento, anche se, all'infuori di Asimov e Adams, la trattano in maniera molto originale. In McCarthy abbiamo un western post-moderno sullo sfondo di un disastro ambientale, quasi un'atmosfera alla "Fallout 3" (grande videogioco), oppure ad esempio in Haruki abbiamo una storia quasi "à la Inception" con complotti e viaggi all'interno della mente delle persone... insomma, una fantascienza varia. Magari non è l'attribuzione di genere più consona per alcuni, però in tutti questi romanzi ho trovato delle tematiche che li uniscono: il rapporto dell'uomo con l'ambiente che ha attorno, la raccolta e la manipolazione delle informazioni ("Manuale d'Investigazione", in particolare). Sono tutti romanzi post-moderni (ancora una volta, ovviamente, non mi riferisco ai classici che ho letto), drogati di citazionismo cinefilo e letterario, eppure "vivi", grazie al congegno narrativo, che in tutti loro mi ha catturato, preso, appassionato.
Oggi poi ho cominciato la nuova raccolta di romanzi brevi di Re Stephen, "Notte buia, niente stelle". Il Re, Stephen King di Balgor (Maine), è da anni il mio autore preferito ed ogni volta che metto le mani su un suo romanzo scopro un vecchio amico da cui non potrei assolutamente separarmi. Stavolta anche è così: l'ho appena cominciato, ma è come ascoltare un vecchio e bravo cantastorie che già più di una volta si è fermato a casa tua per narrarti qualcosa. Stile inconfondibile, struttura del racconto solida, tematiche nient'altro che scontate (a proposito, qualcuno pensa ancora sia "solo" un grande scrittore di horror? Spero di no!). Devo dire la verità, il suo ultimo romanzo lungo "The Dome", del 2009, non mi ha soddisfatto appieno. Non dico nulla della trama, solo è una palese metafora degli U.S.A. del post-undici settembre, delle loro paure, delle tensioni che percorrono la loro società... bellissimo il cast di personaggi, bella l'ambientazione, però King in quelle 1019 pagine di racconto mi ha a tratti veramente annoiato. Troppe digressioni metaforiche di critica sociopolitica, personaggi troppo schematici (tanti personaggi--> poco tempo per approfondirli), una conclusione a mio parere deludente per un maestro. Spero che la nuova raccolta mi appassionerà di più.
Mi accorgo di aver scritto tutta una serie di titoli e nomi di autori, mi dispiaccio per la fretta ma questo è il mio confusionario "diario di viaggio". Dico questo: mi piace sempre più la narrativa contemporanea in quanto gli autori parlano delle cose che io conosco, parlano dei problemi di oggi; mi piace quando Haruki, che è un autore giapponese ma traduttore di alcuni dei più grandi classici americani nel suo paese, inserisce citazioni di Bob Dylan, Bruce Springsteen, Salinger, nelle sue opere. E' roba che riguarda tutti noi; riguarda tutti e se è vero che un romanzo è fatto per soffermarsi e riflettere su una storia, se è vero che da Shakespeare si può comprendere un'epoca, allora forse un romanzo può far capire molto su quello che sta succedendo e su dove stiamo andando. Forse, non c'è miglior specchio di un buon romanzo che abbia dentro qualcosa che conosciamo.
Caso:
Affari miei,
arte,
bellezza,
romanzi,
Storia e letteratura
13 febbraio 2011
Diario di bordo - 1
E' più di una settimana che ho cominciato il secondo progetto di scrittura e le cose vanno bene. La trama mi prende molto e quello che poteva essere un plot senza pretese acquista pian-piano nuovi elementi che lo rendono sempre più complesso. Forse, la differenza fra una semplice "trama d'eventi" ed una "storia" sta in questo: nel fatto che la seconda ha più della prima una serie di spunti narrativi che di fatto non aggiungono nulla all'impalcatura del racconto, ma senza dubbio la rendono più "completa" e dettagliata. E' esattamente quello che sto provando a fare con questo romanzo, che in modo sempre più preponderante sta diventando un vero e proprio "mistery". Il plot è semplice e altrettanto semplice poteva essere la tentazione di trasformarlo in una storia simile, nella struttura, all'altro (speratorie, battaglie, horror...). Invece forse ho trovato uno spunto che, se ben strutturato, può trasformare il romanzo in qualcos'altro: un vero e proprio thriller d'investigazione. E' quella la direzione che vorrei prendere.
Ho deciso che a giorni rimetterò mano alla seconda parte dell'altro romanzo anche se del nuovo non ho scritto che un capitolo e mezzo. Non voglio perdere nessuno dei due, come ho già detto. Ora che ho liberato un pò di fluido creativo e ho cominciato a delineare la storia, è meglio riprendere la revisione del vecchio progetto. Basta che si scriva e si scriva bene, e poi voglio concludere qualcosa.
Volevo poi sprecare due parole per riferire al blog le mie impressioni sugli eventi che stanno accadendo in Egitto, perché mi sembra giusto.
Devo dire che sto seguendo la cosa con molta apprensione e con molti dubbi per la testa. A me le rivoluzioni in nome della democrazia piacciono; quando in Iran è venuto fuori il movimento giovanile ho creduto per un momento che il regime dittatoriale fosse ad un passo dalla fine. Anche se mi sono dovuto (amaramente) ricredere, è stata una grande manifestazione di rabbia e di lotta per la libertà, su base studentesca. Per quel che riguarda l'Egitto, le cose sono molto più complesse. Mubarak è un dittatore, non doveva stare lì, ha esercitato il suo potere con le persecuzioni politiche. Il suo è un regime "a partito unico" e pertanto da evitare. Il problema è che il regime egiziano era nato per volere degli Occidentali e degli U.S.A. all'interno del contesto della Guerra Fredda, come l'Iraq di Saddam, per chi non lo sapesse. A differenza di altri regimi mediorientali come l'Iran, in cui abbiamo una vera e propria teocrazia, la forma presa da Iraq ed Egitto è quella che più si avvicina alla nozione di nazionalismo e fascismo. Ma quando quella formula è stata creata, aveva, nella mente degli occidentali, due scopi di contrasto ben precisi: eliminare l'influenza rispettivamente dell'Unione Sovietica e dei regimi teocratici islamici. Cioé, nell'ultimo caso, evitare che si creasse una teocrazia che avrebbe potuto nuocere fortemente alla situazione mediorientale già instabile. Il fondamentalismo religioso è fascismo. Lo dico senza problemi e senza paura di sbagliare. Nel momento in cui mettiamo in mano agli Imam, al Papa o al Patriarca russo le sorti di uno stato, senza un'attività di sorveglianza, so cavoli amari. Nel contesto della guerra fredda questo fenomeno è stato ovviato in maniera... discutibile. Dato che il Medio Oriente ha alcune delle più importanti riserve di greggio del Mondo, si è ben pensato di eliminare il problema dei regimi teocratici e al tempo stesso garantirsi una risorsa economica per il futuro. Il problema è che l'abbiamo fatto come in Sudamerica (si pensi al Cile), mandando al governo i fascisti. Pago il fascista di turno, gli faccio fare il comodo suo, però intanto non ho tentativi di espansione URSS o islamici (ripeto: per come la vedo io, né l'uno né l'altro auspicabili...). Sappiamo tutti com'è andata a finire la faccenda in Argentina o Cile: i dissidenti (di sinistra, in quel contesto) venivano caricati sugli aerei e scaricati in mare (!). Vivi (!).
Allora, tutto 'sto ragionamento per tornare all'Egitto... quello che dovrebbe succedere laggiù oggi è che prevalga il buon senso fra i rivoluzionari. Dato che in TV ho visto tanti volti giovani di universitari e di intellettuali. Spero che prevalgano quelli, che quelli costruiscano la nuova democrazia egiziana. Il rischio? Quel che ho detto prima: che vadano al potere gruppi fondamentalisti islamici. E' un'eventualità: se Mubarak era il rappresentante del "blocco" alla marea fondamentalista, non potrebbe accadere che quella marea decida di riprendersi il potere? Dalle ultime dichiarazioni dei Fratelli Musulmani sembra di no, sembra che non vogliano candidarsi alla guida della repubblica, lasciando il potere alle forze riformiste. Ben venga, gli analisti occidentali però (conservatori e progressisti) sono dubbiosi.
Che dire? Innanzitutto in bocca al lupo a quanti vogliano o abbiano voluto combattere Mubarak per porre fine a trent'anni di dittatura. Dopodiché, doppio in bocca al lupo. Costruire una democrazia non è mai un giochetto.
E neppure lo deve essere.
Ho deciso che a giorni rimetterò mano alla seconda parte dell'altro romanzo anche se del nuovo non ho scritto che un capitolo e mezzo. Non voglio perdere nessuno dei due, come ho già detto. Ora che ho liberato un pò di fluido creativo e ho cominciato a delineare la storia, è meglio riprendere la revisione del vecchio progetto. Basta che si scriva e si scriva bene, e poi voglio concludere qualcosa.
Volevo poi sprecare due parole per riferire al blog le mie impressioni sugli eventi che stanno accadendo in Egitto, perché mi sembra giusto.

Devo dire che sto seguendo la cosa con molta apprensione e con molti dubbi per la testa. A me le rivoluzioni in nome della democrazia piacciono; quando in Iran è venuto fuori il movimento giovanile ho creduto per un momento che il regime dittatoriale fosse ad un passo dalla fine. Anche se mi sono dovuto (amaramente) ricredere, è stata una grande manifestazione di rabbia e di lotta per la libertà, su base studentesca. Per quel che riguarda l'Egitto, le cose sono molto più complesse. Mubarak è un dittatore, non doveva stare lì, ha esercitato il suo potere con le persecuzioni politiche. Il suo è un regime "a partito unico" e pertanto da evitare. Il problema è che il regime egiziano era nato per volere degli Occidentali e degli U.S.A. all'interno del contesto della Guerra Fredda, come l'Iraq di Saddam, per chi non lo sapesse. A differenza di altri regimi mediorientali come l'Iran, in cui abbiamo una vera e propria teocrazia, la forma presa da Iraq ed Egitto è quella che più si avvicina alla nozione di nazionalismo e fascismo. Ma quando quella formula è stata creata, aveva, nella mente degli occidentali, due scopi di contrasto ben precisi: eliminare l'influenza rispettivamente dell'Unione Sovietica e dei regimi teocratici islamici. Cioé, nell'ultimo caso, evitare che si creasse una teocrazia che avrebbe potuto nuocere fortemente alla situazione mediorientale già instabile. Il fondamentalismo religioso è fascismo. Lo dico senza problemi e senza paura di sbagliare. Nel momento in cui mettiamo in mano agli Imam, al Papa o al Patriarca russo le sorti di uno stato, senza un'attività di sorveglianza, so cavoli amari. Nel contesto della guerra fredda questo fenomeno è stato ovviato in maniera... discutibile. Dato che il Medio Oriente ha alcune delle più importanti riserve di greggio del Mondo, si è ben pensato di eliminare il problema dei regimi teocratici e al tempo stesso garantirsi una risorsa economica per il futuro. Il problema è che l'abbiamo fatto come in Sudamerica (si pensi al Cile), mandando al governo i fascisti. Pago il fascista di turno, gli faccio fare il comodo suo, però intanto non ho tentativi di espansione URSS o islamici (ripeto: per come la vedo io, né l'uno né l'altro auspicabili...). Sappiamo tutti com'è andata a finire la faccenda in Argentina o Cile: i dissidenti (di sinistra, in quel contesto) venivano caricati sugli aerei e scaricati in mare (!). Vivi (!).
Allora, tutto 'sto ragionamento per tornare all'Egitto... quello che dovrebbe succedere laggiù oggi è che prevalga il buon senso fra i rivoluzionari. Dato che in TV ho visto tanti volti giovani di universitari e di intellettuali. Spero che prevalgano quelli, che quelli costruiscano la nuova democrazia egiziana. Il rischio? Quel che ho detto prima: che vadano al potere gruppi fondamentalisti islamici. E' un'eventualità: se Mubarak era il rappresentante del "blocco" alla marea fondamentalista, non potrebbe accadere che quella marea decida di riprendersi il potere? Dalle ultime dichiarazioni dei Fratelli Musulmani sembra di no, sembra che non vogliano candidarsi alla guida della repubblica, lasciando il potere alle forze riformiste. Ben venga, gli analisti occidentali però (conservatori e progressisti) sono dubbiosi.
Che dire? Innanzitutto in bocca al lupo a quanti vogliano o abbiano voluto combattere Mubarak per porre fine a trent'anni di dittatura. Dopodiché, doppio in bocca al lupo. Costruire una democrazia non è mai un giochetto.
E neppure lo deve essere.
09 febbraio 2011
Raz DeGan e l'antropologia culturale...
Vi posto un estratto da una nota trasmissione andata in onda ieri sera...
Guardato? Fa male la pancia? La testa? Naturale. Una tale valanga di informazioni stordirebbe chiunque e spingerebbe a credere ad ogni cosa. Cosa si vede nel video? Un tipo incappucciato che parla di segreti inconfessabili e segreti di stato. Di orrori terribili, di cospirazioni internazionali... l'uomo è mascherato perché deve nascondere il proprio volto, perché è "minacciato di morte", in quanto avrebbe rivelato segreti e misteri che metterebbero l'ordine mondiale e i segreti delle grandi potenze. Roba forte, oh. Roba fantastica. Cospirazioni, déi crudeli (Cthulhu fthang!), l'ONU come una sorta di covo di sette segrete, la società misteriosa d'origine svedese (con una bella strizzata d'occhio alla "confraternita di Thule" ect. etc. ...).
A me la cosa ha dato fastidio, per più di un motivo. Non starò qui a bacchettare "Mistero" o chi lo guarda, perché non è una mia prerogativa e potrei sembrare antipatico. Tuttavia, se mi lamento del fatto che in questo paese le cose non vanno dal punto di vista culturale e poi mi ritrovo questo davanti, permettetemi di dire la mia, no?
Allora, innanzitutto, io non sono un esperto di simbologia maya/azteca, non sono mai entrato nel palazzo dell'ONU (purtroppo... spero di riuscire a visitare New York, un giorno), né ho fatto ricerche sull'esoterismo svedese. Tuttavia... sapete che vi dico? Che sono un arrogante e pecco di arroganza. E lo sapete che dico? Che quello illustrato nel programma è un mare di stronzate. Perché lo dico? Non mi fido di chi parla con così tanta facilità di questa roba, soprattutto su Mediaset, nota per essere una maledetta fabbrica di asserviti al berlusconismo. Il ragazzino si guarda Raz che fa il bello e il cattivo tempo propinandoci 'ste storione alla Dan Brown ed ecco che comincia a pensare che la verità la trova il martedì sera su Italia 1 (me pare d'avé detto 'na bestemmia).
Perché dico che 'sta roba è un ammasso di stupidaggini montate su luoghi comuni? Allora, vi racconto una storia.
In questa storia c'è l'Italia di oggi, con la gente che legge meno di mezzo libro all'anno ma non ci pensa due volte ad accendere la TV pure mentre va in bagno. Tuttavia, alla gente piace sentirsi intellettuale, impegnata, acculturata... sentirsi "figa", insomma. Però non gli va di studiarsi programmi su programmi di Archivistica, Letteratura, Filosofia, Storia... eh, no, perché non vuole leggere! Allora che fa? ""Oh, c'è Mistero in TV!". Tutti di fronte alla TV. Grandi storie; Graal, templari, sette segrete, vangeli apocrifi, alieni, ufo, fantasmi, fantasmi d'alieni, alieni fantasma, Graal alieni e templari fantasma...
'nsomma, che fa Raz DeGan? Prende uno, due, tre libri di quinta categoria parlanti di Storia ("S" maiuscola solo per rispetto alla disciplina), scritti da lordicenti "scienziati" (ufologi, teorici della cospirazione...) ed ecco che estrapola quel che vuole per un bello spettacolino per l'Italiano medio. A quel punto ecco formarsi tante belle chiacchiere su UFO, cospirazioni all'ONU e quant'altro... serve che vi dica che la maggior parte della comunità accademica internazionale tratta la gente che scrive 'sta roba peggio degli appestati?
Vabbé, il punto è: lo spettatore guarda "Mistero" convinto di avere accesso a chissà quale punto di vista avvantaggiato su Storia, scienza e chi più ne ha più ne metta. Alla fine, però, il 90% di questa roba lo sapete su cosa è costruita? Sul nulla. Uno con un pò di fantasia non ci mette a niente a speculare sull'11 settembre, sull'area 51, sul Graal. Quello che la gente prende per vero, sono racconti fantasy spettacolari. Solo, appunto, che si crede sia vero.
E sapete poi che dicono, per discolparsi, quelli che studiano con "Mistero"? Che quello che si studia all'Università, che il più delle volte è in contrasto cò 'sta monnezza di quinta categoria, "non è la verità". Cioé, c'è gente che dice che non vuole leggere libri di Storia ufficiali, come può essere quello di un Indro Montanelli, di un Canfora, perché o non gli interessa o perché, secondo lui, ciò che s'insegna a scuola "non è vero". Cioé, meglio "Mistero" di Canfora. Apperò.
Allora, se avete visto il video, ve la dico io una cosa. Di corrispondenze di simboli fra culture diverse, come quelle di cui chiacchiera quel tipo col la maschera di Ray Mysterio (era lui quello con la maschera, si? Non seguo il wrestling da un pò...) ce ne sono a migliaia. In tutta la Storia. Il serpente, per esempio, lo si ritrova nelle raffigurazioni create da indiani d'America come da popolazioni asiatiche. Ancora, per esempio, la raffigurazione della strega è sempre la stessa in Europa come in Asia, anche in contesti geografici e culturali assolutamente non attigui. Sono motivi popolari, sono motivi che nascono nell'immaginario collettivo di più persone in giro per il Mondo. Jung parla di "archetipi" propri di uno stato prelogico dell'Uomo che si ripresentano di continuo nel corso della Storia.
Il fatto che ce sia un serpente che viene visto come qualcosa di malvagio in più parti del Mondo (oh, tra l'altro per vedere un serpente in un quadro cubista ce ne vuole, eh?), non sarà per caso per il fatto che in Italia come in Messico se pesti un serpente c'è il rischio che ti morda? E che pertanto se devo raffigurare il male, lo raffiguro come il serpente (mai sentito parlare della Genesi?)? Ergo, serve tirare in ballo sette segrete e cavoli vari, per spiegare quel che la scienza può spiegare?
Vabbé, dopo aver fatto conoscere la mia (supposta) sapienza, una piccola riflessione politica. Ma a nessuno puzza che roba tanto "esplosiva" contro l'ONU sia sul canale di proprietà di Berlusconi? L'amico di Bush e degli U.S.A.? Questa francamente dovrebbe essere la prova finale per dire che roba di questo genere non è solo fastidiosa perché fatta da incapaci. E' anche uno specchietto per le allodole bell'e buono. 'sta roba la dicono per non farci pensare all'economia che va da schifo, a Ruby, ai rapporti fra mafia e politica e alle tante cose di cui parlavo pure ieri.
LEGGETE. LEGGETE. LEGGETE.
Guardato? Fa male la pancia? La testa? Naturale. Una tale valanga di informazioni stordirebbe chiunque e spingerebbe a credere ad ogni cosa. Cosa si vede nel video? Un tipo incappucciato che parla di segreti inconfessabili e segreti di stato. Di orrori terribili, di cospirazioni internazionali... l'uomo è mascherato perché deve nascondere il proprio volto, perché è "minacciato di morte", in quanto avrebbe rivelato segreti e misteri che metterebbero l'ordine mondiale e i segreti delle grandi potenze. Roba forte, oh. Roba fantastica. Cospirazioni, déi crudeli (Cthulhu fthang!), l'ONU come una sorta di covo di sette segrete, la società misteriosa d'origine svedese (con una bella strizzata d'occhio alla "confraternita di Thule" ect. etc. ...).
A me la cosa ha dato fastidio, per più di un motivo. Non starò qui a bacchettare "Mistero" o chi lo guarda, perché non è una mia prerogativa e potrei sembrare antipatico. Tuttavia, se mi lamento del fatto che in questo paese le cose non vanno dal punto di vista culturale e poi mi ritrovo questo davanti, permettetemi di dire la mia, no?
Allora, innanzitutto, io non sono un esperto di simbologia maya/azteca, non sono mai entrato nel palazzo dell'ONU (purtroppo... spero di riuscire a visitare New York, un giorno), né ho fatto ricerche sull'esoterismo svedese. Tuttavia... sapete che vi dico? Che sono un arrogante e pecco di arroganza. E lo sapete che dico? Che quello illustrato nel programma è un mare di stronzate. Perché lo dico? Non mi fido di chi parla con così tanta facilità di questa roba, soprattutto su Mediaset, nota per essere una maledetta fabbrica di asserviti al berlusconismo. Il ragazzino si guarda Raz che fa il bello e il cattivo tempo propinandoci 'ste storione alla Dan Brown ed ecco che comincia a pensare che la verità la trova il martedì sera su Italia 1 (me pare d'avé detto 'na bestemmia).
Perché dico che 'sta roba è un ammasso di stupidaggini montate su luoghi comuni? Allora, vi racconto una storia.
In questa storia c'è l'Italia di oggi, con la gente che legge meno di mezzo libro all'anno ma non ci pensa due volte ad accendere la TV pure mentre va in bagno. Tuttavia, alla gente piace sentirsi intellettuale, impegnata, acculturata... sentirsi "figa", insomma. Però non gli va di studiarsi programmi su programmi di Archivistica, Letteratura, Filosofia, Storia... eh, no, perché non vuole leggere! Allora che fa? ""Oh, c'è Mistero in TV!". Tutti di fronte alla TV. Grandi storie; Graal, templari, sette segrete, vangeli apocrifi, alieni, ufo, fantasmi, fantasmi d'alieni, alieni fantasma, Graal alieni e templari fantasma...
'nsomma, che fa Raz DeGan? Prende uno, due, tre libri di quinta categoria parlanti di Storia ("S" maiuscola solo per rispetto alla disciplina), scritti da lordicenti "scienziati" (ufologi, teorici della cospirazione...) ed ecco che estrapola quel che vuole per un bello spettacolino per l'Italiano medio. A quel punto ecco formarsi tante belle chiacchiere su UFO, cospirazioni all'ONU e quant'altro... serve che vi dica che la maggior parte della comunità accademica internazionale tratta la gente che scrive 'sta roba peggio degli appestati?
Vabbé, il punto è: lo spettatore guarda "Mistero" convinto di avere accesso a chissà quale punto di vista avvantaggiato su Storia, scienza e chi più ne ha più ne metta. Alla fine, però, il 90% di questa roba lo sapete su cosa è costruita? Sul nulla. Uno con un pò di fantasia non ci mette a niente a speculare sull'11 settembre, sull'area 51, sul Graal. Quello che la gente prende per vero, sono racconti fantasy spettacolari. Solo, appunto, che si crede sia vero.
E sapete poi che dicono, per discolparsi, quelli che studiano con "Mistero"? Che quello che si studia all'Università, che il più delle volte è in contrasto cò 'sta monnezza di quinta categoria, "non è la verità". Cioé, c'è gente che dice che non vuole leggere libri di Storia ufficiali, come può essere quello di un Indro Montanelli, di un Canfora, perché o non gli interessa o perché, secondo lui, ciò che s'insegna a scuola "non è vero". Cioé, meglio "Mistero" di Canfora. Apperò.
Allora, se avete visto il video, ve la dico io una cosa. Di corrispondenze di simboli fra culture diverse, come quelle di cui chiacchiera quel tipo col la maschera di Ray Mysterio (era lui quello con la maschera, si? Non seguo il wrestling da un pò...) ce ne sono a migliaia. In tutta la Storia. Il serpente, per esempio, lo si ritrova nelle raffigurazioni create da indiani d'America come da popolazioni asiatiche. Ancora, per esempio, la raffigurazione della strega è sempre la stessa in Europa come in Asia, anche in contesti geografici e culturali assolutamente non attigui. Sono motivi popolari, sono motivi che nascono nell'immaginario collettivo di più persone in giro per il Mondo. Jung parla di "archetipi" propri di uno stato prelogico dell'Uomo che si ripresentano di continuo nel corso della Storia.
Il fatto che ce sia un serpente che viene visto come qualcosa di malvagio in più parti del Mondo (oh, tra l'altro per vedere un serpente in un quadro cubista ce ne vuole, eh?), non sarà per caso per il fatto che in Italia come in Messico se pesti un serpente c'è il rischio che ti morda? E che pertanto se devo raffigurare il male, lo raffiguro come il serpente (mai sentito parlare della Genesi?)? Ergo, serve tirare in ballo sette segrete e cavoli vari, per spiegare quel che la scienza può spiegare?
Vabbé, dopo aver fatto conoscere la mia (supposta) sapienza, una piccola riflessione politica. Ma a nessuno puzza che roba tanto "esplosiva" contro l'ONU sia sul canale di proprietà di Berlusconi? L'amico di Bush e degli U.S.A.? Questa francamente dovrebbe essere la prova finale per dire che roba di questo genere non è solo fastidiosa perché fatta da incapaci. E' anche uno specchietto per le allodole bell'e buono. 'sta roba la dicono per non farci pensare all'economia che va da schifo, a Ruby, ai rapporti fra mafia e politica e alle tante cose di cui parlavo pure ieri.
LEGGETE. LEGGETE. LEGGETE.
Caso:
civiltà.,
simbolismo,
Storia,
Televisione
08 febbraio 2011
Esami, libri, dubbi, relax.
Devo dire che in questo periodo sto proprio bene.
Di solito so quand'è che sto male e lo sanno anche gli altri. A volte però o io o loro ci sbagliamo. Non andiamo sempre-sempre d'accordo sui miei stati d'animo, io e gli altri.

In questo periodo ho trovato qualcosa di bello, che senza dubbio c'era anche ieri, solo che non me ne ero accorto. Un pò di relax. Sia chiaro, è uno dei periodi più intensi di questi anni all'Unviersità, perché sto preparando quattro esami (due dati, a dirla tutta) e ho da fare in almeno altri tre campi, compreso il romanzo. Mai come quest'anno mi sono sentito protagonista di una serie di iniziative e di "piani d'azione" che mi coinvolgano. Dall'estate del '10 ho ricominciato a leggere con grande regolarità e a vedere più film del solito; col romanzo, l'ho già detto, va tutto bene. C'è sempre qualcos'altro che si desidera, sia chiaro. Io desidero un'infinità di cose e ho un sacco di speranze, però diavolo, chi campa di speranza campa d'aria.
Infine,un'ultima cosa, che non piacerà a tutti, ma voglio condividerlo con gli altri. Da qualche mese dopo circa otto anni sono tornato a frequentare una benedetta chiesa con regolarità, tutte le domeniche. Ne sono felice e questo è quanto.
I dubbi ci sono e vengono da un sacco di problemi che abbiamo intorno e sono sotto gli occhi di tutti. Anche se qualcuno continua a negarlo. Per esempio, mi crea dubbi sapere che siamo arrivati in una situazione politica tanto rovente e instabile, mi crea dubbi pensare che gran parte dell'elettorato cattolico di questo paese non dia la sfiducia al Premier pur sapendo che è un mafioso tendente al fascismo (e "adoratore di escort", ma preferisco mantenermi sul classici capi d'accusa). Mi crea dubbi sapere che non tutti vogliano sapere come stanno le cose, mi da fastidio pensare che chi parla di "dittatura mediatica" e radicalizza lo scontro ha in parte ragione.
Solo, che fai, diventi pessimista? Io già lo sono per un buon ottanta percento. Forse lo sono tanto da diventare disilluso, a volte, e da fregarmene di ciò che mi circonda. Però non voglio più che le cose stiano in questi termini. Se sono contro il nucleare, lo dico. Se sono contro il governo, lo dico. Se sono contro la Lega perché xenofoba e indipendentista, lo grido. Ahimé, se penso che anche dentro la Chiesa ci siano grossi problemi... che faccio, me sto zitto? Sono credente, mica suddito. Però ci credo. Se ci credo, lo porto avanti. Anzi, lo recupero, come nel fatto della fede, e me lo porto avanti.
Io credo, ad esempio, in larga parte nelle forze dell'ordine, credo nei 150 anni dell'Unità (anche se pure qui i lati oscuri da dibattere non mancano), credo nello Stato quando combatte la mafia, quando lotta per la difesa della democrazia. Credo nel giornalismo quando è bello e ti aiuta a riflettere (pertanto, Feltri e Sallusti possono pure andarsene in quel posticino), credo nelle energie rinnovabili, per quanto sia difficile riconvertire tutto il nostro stile di vita in quella direzione. Credo nei parroci, nei vescovi che lottano per fare qualcosa di buono (e voglio credere anche nella buona volontà del Papa e dei Cardinali... anche se è difficile a volte, lo so). Voglio credere nell'università e nell'istruzione, nella buona politica (e c'è. Poca, ma c'è).
Ognuna delle cose che ho elencato ha dei lati oscuri e delle cose da perfezionare. Però intanto ci credo. Ci credo perché me lo dicono i libri che leggo e gli uomini che m'ispirano, le idee a cui mi rifaccio. Logico. Per credere ci vuole Fede, un discreto talento critico (e chi ha detto che le due cose non possano stare assieme?). E poi un'altra cosa. Ma non la dico, altrimenti rischio di far credere che questo post l'abbia scritto un abile demagogo (me sa che ho anche esagerato con la retorica, no?).
Se non si è capito, sto in fase pre-esame. Fra 'n pò me passa.
Di solito so quand'è che sto male e lo sanno anche gli altri. A volte però o io o loro ci sbagliamo. Non andiamo sempre-sempre d'accordo sui miei stati d'animo, io e gli altri.

In questo periodo ho trovato qualcosa di bello, che senza dubbio c'era anche ieri, solo che non me ne ero accorto. Un pò di relax. Sia chiaro, è uno dei periodi più intensi di questi anni all'Unviersità, perché sto preparando quattro esami (due dati, a dirla tutta) e ho da fare in almeno altri tre campi, compreso il romanzo. Mai come quest'anno mi sono sentito protagonista di una serie di iniziative e di "piani d'azione" che mi coinvolgano. Dall'estate del '10 ho ricominciato a leggere con grande regolarità e a vedere più film del solito; col romanzo, l'ho già detto, va tutto bene. C'è sempre qualcos'altro che si desidera, sia chiaro. Io desidero un'infinità di cose e ho un sacco di speranze, però diavolo, chi campa di speranza campa d'aria.
Infine,un'ultima cosa, che non piacerà a tutti, ma voglio condividerlo con gli altri. Da qualche mese dopo circa otto anni sono tornato a frequentare una benedetta chiesa con regolarità, tutte le domeniche. Ne sono felice e questo è quanto.
I dubbi ci sono e vengono da un sacco di problemi che abbiamo intorno e sono sotto gli occhi di tutti. Anche se qualcuno continua a negarlo. Per esempio, mi crea dubbi sapere che siamo arrivati in una situazione politica tanto rovente e instabile, mi crea dubbi pensare che gran parte dell'elettorato cattolico di questo paese non dia la sfiducia al Premier pur sapendo che è un mafioso tendente al fascismo (e "adoratore di escort", ma preferisco mantenermi sul classici capi d'accusa). Mi crea dubbi sapere che non tutti vogliano sapere come stanno le cose, mi da fastidio pensare che chi parla di "dittatura mediatica" e radicalizza lo scontro ha in parte ragione.
Solo, che fai, diventi pessimista? Io già lo sono per un buon ottanta percento. Forse lo sono tanto da diventare disilluso, a volte, e da fregarmene di ciò che mi circonda. Però non voglio più che le cose stiano in questi termini. Se sono contro il nucleare, lo dico. Se sono contro il governo, lo dico. Se sono contro la Lega perché xenofoba e indipendentista, lo grido. Ahimé, se penso che anche dentro la Chiesa ci siano grossi problemi... che faccio, me sto zitto? Sono credente, mica suddito. Però ci credo. Se ci credo, lo porto avanti. Anzi, lo recupero, come nel fatto della fede, e me lo porto avanti.
Io credo, ad esempio, in larga parte nelle forze dell'ordine, credo nei 150 anni dell'Unità (anche se pure qui i lati oscuri da dibattere non mancano), credo nello Stato quando combatte la mafia, quando lotta per la difesa della democrazia. Credo nel giornalismo quando è bello e ti aiuta a riflettere (pertanto, Feltri e Sallusti possono pure andarsene in quel posticino), credo nelle energie rinnovabili, per quanto sia difficile riconvertire tutto il nostro stile di vita in quella direzione. Credo nei parroci, nei vescovi che lottano per fare qualcosa di buono (e voglio credere anche nella buona volontà del Papa e dei Cardinali... anche se è difficile a volte, lo so). Voglio credere nell'università e nell'istruzione, nella buona politica (e c'è. Poca, ma c'è).
Ognuna delle cose che ho elencato ha dei lati oscuri e delle cose da perfezionare. Però intanto ci credo. Ci credo perché me lo dicono i libri che leggo e gli uomini che m'ispirano, le idee a cui mi rifaccio. Logico. Per credere ci vuole Fede, un discreto talento critico (e chi ha detto che le due cose non possano stare assieme?). E poi un'altra cosa. Ma non la dico, altrimenti rischio di far credere che questo post l'abbia scritto un abile demagogo (me sa che ho anche esagerato con la retorica, no?).
Se non si è capito, sto in fase pre-esame. Fra 'n pò me passa.
Caso:
Affari miei,
civiltà.,
Politica
03 febbraio 2011
Nuovo anno, nuovo blog, nuove strade...
Oggi ho fatto qualcosa che mi riempie di spavento. Davvero, non sto scherzando. Non era previsto. Non era previsto perché iniziare un romanzo dopo un anno e mezzo che ne stai scrivendo un altro è qualcosa che dovrebbe 
destabilizzare qualunque scrittore, secondo me. Il romanzo che ho già in corso, per quei pochi che non lo sapessero, è in fase di scrittura dall'aprile 2009. Mi dedico alla scrittura creativa da quando ero piccolo, i primi racconti sono di quando avevo dieci, undici anni. Ma solo nel 2009 sono riuscito ad affrontare la stesura di qualcosa che mi potesse veramente soddisfare. Una storia con una trama che mi accattivasse tanto da "costringermi" a perdere anni interi per delinearla bene. Mi sono preso i miei tempi e con mia grande felicità sta venendo come volevo io, sono riuscito a delineare la storia nel modo che volevo. Ho finito la prima stesura nell'ottobre del 2010 e ho quasi subito cominciato la seconda stesura della prima parte del romanzo. L'ho terminata venerdì scorso.
La storia è complessa, o almeno vorrei che lo fosse. Vorrei che tutto fosse perfetto, perché è un soggetto a cui tengo molto. Non so se sarà un bel romanzo, non potrò mai saperlo, saranno gli altri a dirlo. Spero di si, perché, passatemi il termine, con questa storia c'ho fatto veramente l'amore. C'è tutto quel che avrei voluto trovare in una storia fantasy-thriller, il genere a cui appartiene, e poi ci sono dei personaggi che mi portavo in testa da... non la sto sparando, è vero: ce li ho in testa da una decina d'anni. Dopo due anni c'è ancora tanto lavoro da fare, perché il lettore deve essere assolutamente colpito dai particolari della storia. Non penso sia facile scrivere un romanzo. Non l'ho mai voluto credere.
Dopo due anni, però, ti viene da chiederti se all'infuori di questa storia sapresti raccontarne un'altra, di tipo parzialmente o totalmente diverso. La risposta in teoria sarebbe "si", non fosse per una mia personale convinzione, che mi blocca: quanto altro c'è da raccontare, nel 2011? Insomma, abbiamo avuto milioni, e dico milioni, di racconti, romanzi, film... tutte le trame sono state largamente esplorate, i teorici hanno scritto saggi sulle storie più belle mai scritte, alcune sono capolavori inestimabili. A me non piacciono le minestre riscaldate, voglio rinnovarmi. Se devo scrivere un horror, per esempio, per quanto io sappia che non è un racconto con cui devo vincere un premio o essere riconosciuto per chissà quale onore, io non riesco a scrivere qualcosa che altri hanno già raccontato. Che senso ha rifare "Shining"? Che senso ha rifare migliaia di volte "Halloween" per divertirti a far sgozzare giovani disinibite da un tipaccio col passamontagna in faccia? E' vero, siamo nell'età del post-moderno ed ormai si campa di citazionismo, di rielaborazione, ma io non ci sto. Fra una brutta copia e un originale preferisco l'originalità. Per carità, sempre che la mia sia originalità e non rielaborazione travestita (!).
Insomma, stamattina mi sono messo di fronte al PC e, dopo aver lavorato sino a ieri sul capitolo 10 della prima parte, completandolo, oggi mi ha fatto effetto ricominciare dal "capitolo uno". A parte il fatto che non voglio perdere di vista il vecchio progetto per questo, per un pò mi sono sentito veramente libero. Sono stato contento, ho scritto un pò. Non so se domani avrò la stessa voglia di scriverlo, magari è solo un altro dei miei racconti destinati all'aborto (e sono parecchi...). Però oggi è stato divertente. Mi è dispiaciuto un pò il fatto che più o meno lavoro sulla stessa ambientazione della storia precedente, però potrebbe essere una buona occasione per mettermi alla prova.
Le storie sono fatti di elementi intercambiabili, tutto sta a saperli usare bene. Almeno credo.

destabilizzare qualunque scrittore, secondo me. Il romanzo che ho già in corso, per quei pochi che non lo sapessero, è in fase di scrittura dall'aprile 2009. Mi dedico alla scrittura creativa da quando ero piccolo, i primi racconti sono di quando avevo dieci, undici anni. Ma solo nel 2009 sono riuscito ad affrontare la stesura di qualcosa che mi potesse veramente soddisfare. Una storia con una trama che mi accattivasse tanto da "costringermi" a perdere anni interi per delinearla bene. Mi sono preso i miei tempi e con mia grande felicità sta venendo come volevo io, sono riuscito a delineare la storia nel modo che volevo. Ho finito la prima stesura nell'ottobre del 2010 e ho quasi subito cominciato la seconda stesura della prima parte del romanzo. L'ho terminata venerdì scorso.
La storia è complessa, o almeno vorrei che lo fosse. Vorrei che tutto fosse perfetto, perché è un soggetto a cui tengo molto. Non so se sarà un bel romanzo, non potrò mai saperlo, saranno gli altri a dirlo. Spero di si, perché, passatemi il termine, con questa storia c'ho fatto veramente l'amore. C'è tutto quel che avrei voluto trovare in una storia fantasy-thriller, il genere a cui appartiene, e poi ci sono dei personaggi che mi portavo in testa da... non la sto sparando, è vero: ce li ho in testa da una decina d'anni. Dopo due anni c'è ancora tanto lavoro da fare, perché il lettore deve essere assolutamente colpito dai particolari della storia. Non penso sia facile scrivere un romanzo. Non l'ho mai voluto credere.
Dopo due anni, però, ti viene da chiederti se all'infuori di questa storia sapresti raccontarne un'altra, di tipo parzialmente o totalmente diverso. La risposta in teoria sarebbe "si", non fosse per una mia personale convinzione, che mi blocca: quanto altro c'è da raccontare, nel 2011? Insomma, abbiamo avuto milioni, e dico milioni, di racconti, romanzi, film... tutte le trame sono state largamente esplorate, i teorici hanno scritto saggi sulle storie più belle mai scritte, alcune sono capolavori inestimabili. A me non piacciono le minestre riscaldate, voglio rinnovarmi. Se devo scrivere un horror, per esempio, per quanto io sappia che non è un racconto con cui devo vincere un premio o essere riconosciuto per chissà quale onore, io non riesco a scrivere qualcosa che altri hanno già raccontato. Che senso ha rifare "Shining"? Che senso ha rifare migliaia di volte "Halloween" per divertirti a far sgozzare giovani disinibite da un tipaccio col passamontagna in faccia? E' vero, siamo nell'età del post-moderno ed ormai si campa di citazionismo, di rielaborazione, ma io non ci sto. Fra una brutta copia e un originale preferisco l'originalità. Per carità, sempre che la mia sia originalità e non rielaborazione travestita (!).
Insomma, stamattina mi sono messo di fronte al PC e, dopo aver lavorato sino a ieri sul capitolo 10 della prima parte, completandolo, oggi mi ha fatto effetto ricominciare dal "capitolo uno". A parte il fatto che non voglio perdere di vista il vecchio progetto per questo, per un pò mi sono sentito veramente libero. Sono stato contento, ho scritto un pò. Non so se domani avrò la stessa voglia di scriverlo, magari è solo un altro dei miei racconti destinati all'aborto (e sono parecchi...). Però oggi è stato divertente. Mi è dispiaciuto un pò il fatto che più o meno lavoro sulla stessa ambientazione della storia precedente, però potrebbe essere una buona occasione per mettermi alla prova.
Le storie sono fatti di elementi intercambiabili, tutto sta a saperli usare bene. Almeno credo.
Caso:
Affari miei,
fantasy,
horror,
Riflessioni,
scrittura
Iscriviti a:
Post (Atom)