13 febbraio 2011

Diario di bordo - 1

E' più di una settimana che ho cominciato il secondo progetto di scrittura e le cose vanno bene. La trama mi prende molto e quello che poteva essere un plot senza pretese acquista pian-piano nuovi elementi che lo rendono sempre più complesso. Forse, la differenza fra una semplice "trama d'eventi" ed una "storia" sta in questo: nel fatto che la seconda ha più della prima una serie di spunti narrativi che di fatto non aggiungono nulla all'impalcatura del racconto, ma senza dubbio la rendono più "completa" e dettagliata. E' esattamente quello che sto provando a fare con questo romanzo, che in modo sempre più preponderante sta diventando un vero e proprio "mistery". Il plot è semplice e altrettanto semplice poteva essere la tentazione di trasformarlo in una storia simile, nella struttura, all'altro (speratorie, battaglie, horror...). Invece forse ho trovato uno spunto che, se ben strutturato, può trasformare il romanzo in qualcos'altro: un vero e proprio thriller d'investigazione. E' quella la direzione che vorrei prendere.
Ho deciso che a giorni rimetterò mano alla seconda parte dell'altro romanzo anche se del nuovo non ho scritto che un capitolo e mezzo. Non voglio perdere nessuno dei due, come ho già detto. Ora che ho liberato un pò di fluido creativo e ho cominciato a delineare la storia, è meglio riprendere la revisione del vecchio progetto. Basta che si scriva e si scriva bene, e poi voglio concludere qualcosa.

Volevo poi sprecare due parole per riferire al blog le mie impressioni sugli eventi che stanno accadendo in Egitto, perché mi sembra giusto.
Devo dire che sto seguendo la cosa con molta apprensione e con molti dubbi per la testa. A me le rivoluzioni in nome della democrazia piacciono; quando in Iran è venuto fuori il movimento giovanile ho creduto per un momento che il regime dittatoriale fosse ad un passo dalla fine. Anche se mi sono dovuto (amaramente) ricredere, è stata una grande manifestazione di rabbia e di lotta per la libertà, su base studentesca. Per quel che riguarda l'Egitto, le cose sono molto più complesse. Mubarak è un dittatore, non doveva stare lì, ha esercitato il suo potere con le persecuzioni politiche. Il suo è un regime "a partito unico" e pertanto da evitare. Il problema è che il regime egiziano era nato per volere degli Occidentali e degli U.S.A. all'interno del contesto della Guerra Fredda, come l'Iraq di Saddam, per chi non lo sapesse. A differenza di altri regimi mediorientali come l'Iran, in cui abbiamo una vera e propria teocrazia, la forma presa da Iraq ed Egitto è quella che più si avvicina alla nozione di nazionalismo e fascismo. Ma quando quella formula è stata creata, aveva, nella mente degli occidentali, due scopi di contrasto ben precisi: eliminare l'influenza rispettivamente dell'Unione Sovietica e dei regimi teocratici islamici. Cioé, nell'ultimo caso, evitare che si creasse una teocrazia che avrebbe potuto nuocere fortemente alla situazione mediorientale già instabile. Il fondamentalismo religioso è fascismo. Lo dico senza problemi e senza paura di sbagliare. Nel momento in cui mettiamo in mano agli Imam, al Papa o al Patriarca russo le sorti di uno stato, senza un'attività di sorveglianza, so cavoli amari. Nel contesto della guerra fredda questo fenomeno è stato ovviato in maniera... discutibile. Dato che il Medio Oriente ha alcune delle più importanti riserve di greggio del Mondo, si è ben pensato di eliminare il problema dei regimi teocratici e al tempo stesso garantirsi una risorsa economica per il futuro. Il problema è che l'abbiamo fatto come in Sudamerica (si pensi al Cile), mandando al governo i fascisti. Pago il fascista di turno, gli faccio fare il comodo suo, però intanto non ho tentativi di espansione URSS o islamici (ripeto: per come la vedo io, né l'uno né l'altro auspicabili...). Sappiamo tutti com'è andata a finire la faccenda in Argentina o Cile: i dissidenti (di sinistra, in quel contesto) venivano caricati sugli aerei e scaricati in mare (!). Vivi (!).

Allora, tutto 'sto ragionamento per tornare all'Egitto... quello che dovrebbe succedere laggiù oggi è che prevalga il buon senso fra i rivoluzionari. Dato che in TV ho visto tanti volti giovani di universitari e di intellettuali. Spero che prevalgano quelli, che quelli costruiscano la nuova democrazia egiziana. Il rischio? Quel che ho detto prima: che vadano al potere gruppi fondamentalisti islamici. E' un'eventualità: se Mubarak era il rappresentante del "blocco" alla marea fondamentalista, non potrebbe accadere che quella marea decida di riprendersi il potere? Dalle ultime dichiarazioni dei Fratelli Musulmani sembra di no, sembra che non vogliano candidarsi alla guida della repubblica, lasciando il potere alle forze riformiste. Ben venga, gli analisti occidentali però (conservatori e progressisti) sono dubbiosi.
Che dire? Innanzitutto in bocca al lupo a quanti vogliano o abbiano voluto combattere Mubarak per porre fine a trent'anni di dittatura. Dopodiché, doppio in bocca al lupo. Costruire una democrazia non è mai un giochetto.
E neppure lo deve essere.

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