15 febbraio 2011

Pagine.

Riprendo il discorso sul Cinquecento per parlare di qualcosa che c'entra poco e niente, ma che voglio trattare in quanto sono libri che sto leggendo.

Qualcuno si chiederà che c'entrano i libri con il '500 come età di transizione e inizio dell'età moderna. I libri del resto c'erano prima di allora, anche le prime forme di romanzo. Per non parlare di Dante, che scrisse un intero poema, un'opera complessa e gigantesca che divenne un vero best-seller (fra chi all'epoca
poteva permetterselo). Tuttavia il libro nel '500 è essenziale. Uno dei concetti che mi si è formato in testa in questi anni è che il ruolo del libro come mezzo d'espressione dell'interiorità si forma in quest'epoca, assieme, in un certo senso, alle prime tecniche "professionali" di costruzione della trama.

Il rapporto fra la Storia è la letteratura è forte, indissolubile. Certo, abbiamo le fonti che ci permettono approfondite ricerche storiche, ma c'è forse qualcosa di più bello che scoprire un'epoca leggendo un'edizione commentata di Shakespeare? Insomma, pensiamoci: leggo "Romeo e Giulietta" assieme alle note ed ecco che mi imbatto in una una serie di commenti che analizzano non tanto l'opera in sé quanto il contesto, il retroterra. Cioé, ogni verso ha un significato, molti personaggi nascondono metafore... okay, San Valentino è appena passato e gli innamorati la penseranno diversamente, ma se si legge "Romeo e Giulietta" senza sapere niente, ad esempio, della concezione dei paesi di religione cattolica nell'Inghilterra protestante del 1500 (più o meno, ci vedevano come l'inferno sulla Terra...), non si capisce perché Shakespeare abbia deciso di raccontare questa storia, che parla di italici ed in Italia è ambientata. La verità è questa: gli inglesi ambientavano solo storie torbide in Italia o Spagna, perché eravamo cattolici, papisti e "diabolici". Si può capire molto di più sulla Storia leggendo "Otello" che tremila opere di analisi del conflitto turco-veneziano.

Ovviamente l'arte è creazione, assurdo. La Storia si basa sui fatti. Una delle critiche a "Otello" era che trovare un africano alla guida delle truppe veneziane contro i turchi in un'opera di tale importanza era per lo meno "singolare", quando non peggio. Però anche l'errore storico è bello: spesso, per quel che riguarda il passato, si tratta di paradossi simbolici che aiutato a veicolare con gran dono di sintesi il messaggio dell'autore.

Dopo tutta questa palla al piede, veniamo a noi. Tento sempre più spesso di leggere i libri di autori che mi sono contemporanei come fossero strumenti per capire la mia epoca. Leggo molti gialli, moltissimi horror, alcuni romanzi di fantascienza e spesso trovo delle belle riflessioni su di essi. Dunque, da giugno di quest'anno ho letto: "La Strada", di Cormac McCarthy (capolavoro pesantissimo), "Guida galattica per autostoppisti" di Adams (un must), "I, Robot" di Asimov, un bel romanzetto chiamato "Manuale d'investigazione" di Jedediah Berry (intrigante come pochi altri), "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" di Muramhaki Haruki (finito oggi, una sorpresa). Per un esame ho dovuto poi leggere dei classici inglesi: "Cime Tempestose", "Il mastino dei Baskerville", "L'Amante di Lady Chatterline" e "Frankenstein". I primi, McCathy & co., sono tutti libri di fantascienza, in un certo sento, anche se, all'infuori di Asimov e Adams, la trattano in maniera molto originale. In McCarthy abbiamo un western post-moderno sullo sfondo di un disastro ambientale, quasi un'atmosfera alla "Fallout 3" (grande videogioco), oppure ad esempio in Haruki abbiamo una storia quasi "à la Inception" con complotti e viaggi all'interno della mente delle persone... insomma, una fantascienza varia. Magari non è l'attribuzione di genere più consona per alcuni, però in tutti questi romanzi ho trovato delle tematiche che li uniscono: il rapporto dell'uomo con l'ambiente che ha attorno, la raccolta e la manipolazione delle informazioni ("Manuale d'Investigazione", in particolare). Sono tutti romanzi post-moderni (ancora una volta, ovviamente, non mi riferisco ai classici che ho letto), drogati di citazionismo cinefilo e letterario, eppure "vivi", grazie al congegno narrativo, che in tutti loro mi ha catturato, preso, appassionato.

Oggi poi ho cominciato la nuova raccolta di romanzi brevi di Re Stephen, "Notte buia, niente stelle". Il Re, Stephen King di Balgor (Maine), è da anni il mio autore preferito ed ogni volta che metto le mani su un suo romanzo scopro un vecchio amico da cui non potrei assolutamente separarmi. Stavolta anche è così: l'ho appena cominciato, ma è come ascoltare un vecchio e bravo cantastorie che già più di una volta si è fermato a casa tua per narrarti qualcosa. Stile inconfondibile, struttura del racconto solida, tematiche nient'altro che scontate (a proposito, qualcuno pensa ancora sia "solo" un grande scrittore di horror? Spero di no!). Devo dire la verità, il suo ultimo romanzo lungo "The Dome", del 2009, non mi ha soddisfatto appieno. Non dico nulla della trama, solo è una palese metafora degli U.S.A. del post-undici settembre, delle loro paure, delle tensioni che percorrono la loro società... bellissimo il cast di personaggi, bella l'ambientazione, però King in quelle 1019 pagine di racconto mi ha a tratti veramente annoiato. Troppe digressioni metaforiche di critica sociopolitica, personaggi troppo schematici (tanti personaggi--> poco tempo per approfondirli), una conclusione a mio parere deludente per un maestro. Spero che la nuova raccolta mi appassionerà di più.

Mi accorgo di aver scritto tutta una serie di titoli e nomi di autori, mi dispiaccio per la fretta ma questo è il mio confusionario "diario di viaggio". Dico questo: mi piace sempre più la narrativa contemporanea in quanto gli autori parlano delle cose che io conosco, parlano dei problemi di oggi; mi piace quando Haruki, che è un autore giapponese ma traduttore di alcuni dei più grandi classici americani nel suo paese, inserisce citazioni di Bob Dylan, Bruce Springsteen, Salinger, nelle sue opere. E' roba che riguarda tutti noi; riguarda tutti e se è vero che un romanzo è fatto per soffermarsi e riflettere su una storia, se è vero che da Shakespeare si può comprendere un'epoca, allora forse un romanzo può far capire molto su quello che sta succedendo e su dove stiamo andando. Forse, non c'è miglior specchio di un buon romanzo che abbia dentro qualcosa che conosciamo.

Nessun commento: