16 marzo 2011

150 anni.

Mancano meno di due ore e poi il Paese avrà centocinquant'anni.
Lo sanno tutti, pure le pietre. Lo sanno i bambini che vanno a scuola e (si spera) studiano la Storia dell'Unità, la sanno gli anziani che hanno visto i bombardamenti della Guerra, i cinquantenni e sessantenni che quarant'anni fa erano in piazza a fare il '68. Non so perché mi vengano in mente solo queste tre categorie, ma tant'è. Se penso a questa ricorrenza, ahimé, mi viene il magone. Il magone, si. Del resto, mi guardo intorno e mi viene comunque il magone, quando vedo i leghisti che pigliano s'alzano e se ne vanno dalle sedute dei consigli regionali dove si canta l'inno di Mameli. L'Italia ha un brutto rapporto con gli ideali di Patria e unità nazionale, diciamocela tutta. Abbiamo avuto il fascismo per vent'anni, che sulla retorica patriottica c'ha costruito un impero del male in cui gli ebrei sparivano nei campi di sterminio e in cui l'aviazione sganciava il gas nervino sugli africani durante le guerre coloniali. Nel Sessantotto, se ti dicevi "italiano", rispettoso della Patria, venivi tacciato di fascismo. Non va scordato che i leghisti non sono i primi ad essere antipatriottici. Molti movimenti post-sessantotto, quindi di sinistra, hanno costruito la loro identità sull'internazionalismo, annodavano il loro antifascismo alla necessità di antipatriottimo, preferivano servire la bandiera rossa piuttosto che il tricolore. Come se non bastasse, abbiamo passato questi centocinquantanni fra guerre, disastri naturali, governi corrotti, ingerenze di altri stati (non solo gli U.S.A., ahimé), mafia e camorra striscianti. Siamo detti repubblica delle banane, mafiolandia, "li peggio" (come si dice a Roma), quelli che "se fanno sempre riconosce". Siamo una nazione giovane, frammentata. Abbiamo sangue africano, tedesco, inglese, francese, greco, spagnolo, portoghese. Avremo persino sangue iraniano, in qualche modo. In Italia, del resto, ci sono passati tutti. Siamo al centro del Mediterraneo, una posizione strategica chiave. Arrivavano i greci? Via, la penisola sotto controllo. Arrivavano gli arabi, idem, arrivavano secoli dopo gli austriaci? Voilà, sotto lo straniero. Sempre divisa, l'Italia preunitaria. Stati, regioni, staterelli, identità culturali e linguistiche simili ma lontane fra loro. Una delle "accuse" fatte all'Unità è il fatto che sarebbe una creazione artificiale, nel senso che di fatto l'identità italiana non esisteva; è un frutto del Romanticismo e dell'Unità, costruito. Certo, attenzione quando si parla di questo: non scordiamoci che Dante fu un unitario ante-litteram, che Machiavelli non avrebbe disdegnato l'unificazione, che da sempre gli abitanti della penisola hanno voluto superare la situazione di frammentazione politica. Certo, si ribatterà, erano delle elité, ma l'età prenovecentesca per gran parte dell'Europa è l'età delle elité al potere. Dunque si, l'Italia è una creazione artificiale pensata dagli aristocratici e gli "addetti ai lavori" del regno sabaudo per creare un potente stato unitario. Tuttavia, se si crede che in Inghilterra o Francia, o in Spagna le cose siano andate diversamente si sbaglia, secondo me. Penso che un uomo, se vive dignitosamente, se ne frega dello stato in cui vive. Non penso che i contadini pensassero al tricolore o alla Patria mentre sudavano sotto il sole, ma questa non è roba italiana, è roba universale, propria di ogni contesto storico. Mi fa ridere chi pensa di poter criticare l'Unità partendo dal presupposto che il popolo ha radici storiche ed etnico-culturali diverse. E che vuol dire? I mutamenti politici sono sempre artificiali e riguardano sempre sovrastrutture.
A me, personalmente, piace il fatto di vivere in Italia. Non sto parlando di un affetto emotivo verso l'Italia, verso roba tipo il dittico "calcio-pizza" o verso la canzone popolare. Mi piace l'idea di vivere in uno Stato che sapeva di dover diventare unito già mille anni prima. Mi piace l'idea che non abbiamo una sola radice. Siamo arabi, nordici, siamo macedoni, siamo portoghesi... nessun popolo ha "sangue puro" (per fortuna"), ma ancor di più noi abbiamo l'eredità della filosofia greca e tracce dei culti celti del Norditalia. Siamo compositi, e non è affatto, penso, una colpa.

Certo, il magone c'è eccome. Siamo corrotti dentro; abbiamo avuto tanti eroi durante questi centocinquant'anni quanto delinquenti al potere. Gli stessi garibaldini furono responsabili di alcuni terribili crimini di guerra durante la campagna nel Regno delle Due Sicilie. A Bronte uccisero molti, molti, molti contadini siciliani perché "colpevoli" di portare rimostranze contro coloro che vedevano come "invasori" (e che in parte lo erano). Abbiamo la mafia, Berlusconi, abbiamo sempre il pericolo di ingerenze della Chiesa (e se lo dico io potete crederci...), abbiamo il fascismo serpeggiante. I tagli alla sanità e alla scuola, conflitti sociali che durano da un centinaio d'anni e ancora dureranno altri cento anni. Ma neanche questo è secondo me un motivo per dubitare dell'importanza dell'Unità, o per dire "secessione", o per dire "ma che ve mettete a fa cò 'sti tricolori!" (come qualcuno ha detto e non solo in Legonia).

Siamo un Paese terribile e c'è ancora tanta strada da fare, okay. Però ragioniamo. La sapete una cosa? L'Italia, con i suoi centocinquant'anni, è poco più che una "bambina", secondo i tempi della Storia. In un così breve tempo è possibile che si diffondino il malcostume, la criminalità, l'odio sociale, la scarsa moralità. Ma siamo giovani, abbiamo tutta la Storia davanti a noi per riprenderci. Si fa sempre il paragone con la Francia o il Regno Unito dicendo che "loro stanno più avanti". Vero. Verissimo. Nel Regno Unito si sta meglio, le metropolitane sono pulite, gli uomini hanno onore da vendere. Ma il Regno Unito c'è dal 1300. La Francia unita c'è dal '400. La Spagna dal '400. Noi siamo piccoli ancora. E' vero che abbiamo una forma mentis orribile. E' vero. Siamo dei pecoroni. E' vero. Però non è un buon motivo per arrendersi. Appunto perché in termini storici siamo giovanissimi, praticamente adolescenti, abbiamo tutto il tempo per capire come crescere e come comportarci. Non farò le tirate sulla speranza o la Fede, non bastano. La strada è tanto lunga, in salita. Secondo me, però, la battaglia per la civiltà (che passa anche per il patriottismo), non è ancora persa.

03 marzo 2011

Giochiamo!

Nota bene: questa pagina di "diario" è, ahimé, pienamente comprensibile solo da altri giocatori di ruolo come me. Mi scuso per l'uso di termini quantomeno "criptici", ma questo è un blog, non un'enciclopedia! Al termine della pagina troverete qualche link per capire bene di cosa sto parlando...

Domani torno a masterizzare "Sine Requie" e, in generale,
a masterizzare! Yeeeahh!
Si, è tanto che non scrivo un post, perché lo studio e cavoli vari m'hanno completamente preso, ma devo dire che in questi giorni nulla mi ha
rapito così tanto il cervello quanto giochi di ruolo e da tavolo! Perché? Vabbé, facciamoci un pò di pubblicità.

A Bracciano, in via Udino Bombieri numero 34 ha riaperto i battenti la "Gilda del Drago Nero", ormai "antica" associazione per la promozione del gioco di ruolo e da tavolo fra i ragazzi sorta quando io non sapevo neanche che diavolo fosse Dungeons & Dragons! La Gilda è risorta e io ne faccio parte come membro del direttivo; è un locale neppure troppo grande, in un garage ristrutturato (da noi, tra l'altro!), con ben quattro tavoli (credetemi, non tantissimi ma neanche pochi!) in cui gli iscritti possono partire per straordinarie avventure in mille mondi di sogno grazie a giochi come "Dungeons & Dragons" o, appunto, "Sine Requie". Siamo un gruppo di ragazzi (e "ragazzoni", oltre i trent'anni!) che pensano che alcuni tipi di giochi "di società", particolarmente ben sviluppati da un punto di vista di regolamento, possono attività tanto importanti quanto, non so, circoli di lettura collettiva o un sano sport. Io sono uno di quelli che gioca da meno tempo (appena cinque, sei anni) e sono uno dei più scostanti, però vi dico solo una cosa: sapete cosa può veramente distrarmi dalla scrittura, dallo studio, a parte internet? Una sessione ad un bel gioco di ruolo. Senza dubbio. E' una dipendenza. Vera, vera dipendenza.

Da domani la Gilda comincerà a promuovere, con la mia attività, un bel gioco di ruolo del 2007 che reputo in assoluto fra i più folli e affascinanti mai partoriti dalla mente umana. Per la cronaca io arbitro due giochi al momento. Entrambi a carattere horror: ho da un anno e qualcosa una "campagna", ossia una serie di storie collegate fra loro, a "Il Richiamo di Cthulhu", basato sulle ambientazioni dell'autore fantascientifico Howard Philips Lovecraft. E' un gioco molto appassionante, pur basandosi sullo stesso stistema di gioco di D&D più o meno, con storie fichissime trattanti la scoperta di strane civiltà aliene da parte di impavidi investigatori. Lovecraft ha creato una delle più belle ambientazioni dell'horror mondiale e chi ha pensato di farci un gioco ha avuto una pensata geniale. Il gioco a cui mi riferivo prima, invece, "Sine Requie", è un coraggioso esperimento ludico ad ambientazione fantasy-horror. Allegherò più avanti due link, uno per approfondire Lovecraft e uno per divulgare l'ambientazione di "Sine Requie"... evitiamo le prolissità. No, quello che tenevo a dire è che la cosa che più mi eccita di "Sine Requie" è che è un gioco totalmente italiano, con una grande ambientazione e tanto materiale trovabile in vendita e su internet. Mi baserò su questo materiale, per due motivi: uno, perché è più facile da reperire, mentre nel caso di "Cthulhu" la scarsità di materiali obbliga il master a scrivere avventure su avventure (leggi, per i non-giocatori: "storie da giocare") di propria mano. E poi perché godo nel vedere che c'è qualcuno che si impegna a scrivere roba per questi giochi veramente ben fatti. Anche giocare su materiale scritto da altri può essere stimolante: che succede quando leggi un romanzo che ha scritto qualcuno? Sogni basandoti sulla sua visione. Il master di un'avventura scritta da altri per qualsiasi gioco di ruolo è interprete di una fantasia altrui, in qualche modo come un regista lo è di una sceneggiatura. Anche fare il master è un tipo di narrazione; non ortodossa... o forse, estremamente ortodossa. Se non ricordo male, l'aedo (evitando di fare confronti impropri, eh!) è venuto prima dei libri, no? Ecco. Appunto.

Informazioni su Dungeons & Dragons

Informazioni sui giochi di ruolo
Informazioni su "Il Richiamo di Cthulhu"

Informazioni su "Sine Requie"