Lo sanno tutti, pure le pietre. Lo sanno i bambini che vanno a scuola e (si spera) studiano la Storia dell'Unità, la sanno gli anziani che hanno visto i bombardamenti della Guerra, i cinquantenni e sessantenni che quarant'anni fa erano in piazza a fare il '68. Non so perché mi vengano in mente solo queste tre categorie, ma tant'è. Se penso a questa ricorrenza, ahimé, mi viene il magone. Il magone, si. Del resto, mi guardo intorno e mi viene comunque il magone, quando vedo i leghisti che pigliano s'alzano e se ne vanno dalle sedute dei consigli regionali dove si canta l'inno di Mameli. L'Italia ha un brutto rapporto con gli ideali di Patria e unità nazionale, diciamocela tutta. Abbiamo avuto il fascismo per vent'anni, che sulla retorica patriottica c'ha costruito un impero del male in cui gli ebrei sparivano nei campi di sterminio e in cui l'aviazione sganciava il gas nervino sugli africani durante le guerre coloniali. Nel Sessantotto, se ti dicevi "italiano", rispettoso della Patria, venivi tacciato di fascismo. Non va scordato che i leghisti non sono i primi ad essere antipatriottici. Molti movimenti post-sessantotto, quindi di sinistra, hanno costruito la loro identità sull'internazionalismo, annodavano il loro antifascismo alla necessità di antipatriottimo, preferivano servire la bandiera rossa piuttosto che il tricolore. Come se non bastasse, abbiamo passato questi centocinquantanni fra guerre, disastri naturali, governi corrotti, ingerenze di altri stati (non solo gli U.S.A., ahimé), mafia e camorra striscianti. Siamo detti repubblica delle banane, mafiolandia, "li peggio" (come si dice a Roma), quelli che "se fanno sempre riconosce". Siamo una nazione giovane, frammentata. Abbiamo sangue africano, tedesco, inglese, francese, greco, spagnolo, portoghese. Avremo persino sangue iraniano, in qualche modo. In Italia, del resto, ci sono passati tutti. Siamo al centro del Mediterraneo, una posizione strategica chiave. Arrivavano i greci? Via, la penisola sotto controllo. Arrivavano gli arabi, idem, arrivavano secoli dopo gli austriaci? Voilà, sotto lo straniero. Sempre divisa, l'Italia preunitaria. Stati, regioni, staterelli, identità culturali e linguistiche simili ma lontane fra loro. Una delle "accuse" fatte all'Unità è il fatto che sarebbe una creazione artificiale, nel senso che di fatto l'identità italiana non esisteva; è un frutto del Romanticismo e dell'Unità, costruito. Certo, attenzione quando si parla di questo: non scordiamoci che Dante fu un unitario ante-litteram, che Machiavelli non avrebbe disdegnato l'unificazione, che da sempre gli abitanti della penisola hanno voluto superare la situazione di frammentazione politica. Certo, si ribatterà, erano delle elité, ma l'età prenovecentesca per gran parte dell'Europa è l'età delle elité al potere. Dunque si, l'Italia è una creazione artificiale pensata dagli aristocratici e gli "addetti ai lavori" del regno sabaudo per creare un potente stato unitario. Tuttavia, se si crede che in Inghilterra o Francia, o in Spagna le cose siano andate diversamente si sbaglia, secondo me. Penso che un uomo, se vive dignitosamente, se ne frega dello stato in cui vive. Non penso che i contadini pensassero al tricolore o alla Patria mentre sudavano sotto il sole, ma questa non è roba italiana, è roba universale, propria di ogni contesto storico. Mi fa ridere chi pensa di poter criticare l'Unità partendo dal presupposto che il popolo ha radici storiche ed etnico-culturali diverse. E che vuol dire? I mutamenti politici sono sempre artificiali e riguardano sempre sovrastrutture.
A me, personalmente, piace il fatto di vivere in Italia. Non sto parlando di un affetto emotivo verso l'Italia, verso roba tipo il dittico "calcio-pizza" o verso la canzone popolare. Mi piace l'idea di vivere in uno Stato che sapeva di dover diventare unito già mille anni prima. Mi piace l'idea che non abbiamo una sola radice. Siamo arabi, nordici, siamo macedoni, siamo portoghesi... nessun popolo ha "sangue puro" (per fortuna"), ma ancor di più noi abbiamo l'eredità della filosofia greca e tracce dei culti celti del Norditalia. Siamo compositi, e non è affatto, penso, una colpa.
Certo, il magone c'è eccome. Siamo corrotti dentro; abbiamo avuto tanti eroi durante questi centocinquant'anni quanto delinquenti al potere. Gli stessi garibaldini furono responsabili di alcuni terribili crimini di guerra durante la campagna nel Regno delle Due Sicilie. A Bronte uccisero molti, molti, molti contadini siciliani perché "colpevoli" di portare rimostranze contro coloro che vedevano come "invasori" (e che in parte lo erano). Abbiamo la mafia, Berlusconi, abbiamo sempre il pericolo di ingerenze della Chiesa (e se lo dico io potete crederci...), abbiamo il fascismo serpeggiante. I tagli alla sanità e alla scuola, conflitti sociali che durano da un centinaio d'anni e ancora dureranno altri cento anni. Ma neanche questo è secondo me un motivo per dubitare dell'importanza dell'Unità, o per dire "secessione", o per dire "ma che ve mettete a fa cò 'sti tricolori!" (come qualcuno ha detto e non solo in Legonia).
Siamo un Paese terribile e c'è ancora tanta strada da fare, okay. Però ragioniamo. La sapete una cosa? L'Italia, con i suoi centocinquant'anni, è poco più che una "bambina", secondo i tempi della Storia. In un così breve tempo è possibile che si diffondino il malcostume, la criminalità, l'odio sociale, la scarsa moralità. Ma siamo giovani, abbiamo tutta la Storia davanti a noi per riprenderci. Si fa sempre il paragone con la Francia o il Regno Unito dicendo che "loro stanno più avanti". Vero. Verissimo. Nel Regno Unito si sta meglio, le metropolitane sono pulite, gli uomini hanno onore da vendere. Ma il Regno Unito c'è dal 1300. La Francia unita c'è dal '400. La Spagna dal '400. Noi siamo piccoli ancora. E' vero che abbiamo una forma mentis orribile. E' vero. Siamo dei pecoroni. E' vero. Però non è un buon motivo per arrendersi. Appunto perché in termini storici siamo giovanissimi, praticamente adolescenti, abbiamo tutto il tempo per capire come crescere e come comportarci. Non farò le tirate sulla speranza o la Fede, non bastano. La strada è tanto lunga, in salita. Secondo me, però, la battaglia per la civiltà (che passa anche per il patriottismo), non è ancora persa.
1 commento:
purtroppo fabiè se queste sono le basi non andremo molto lontano. Le cose peggiorano anzichè migliorare: a soli 140 anni dall'unità la gente che vuole "Padanizzarsi" aumenta sempre di più e ciò non è rassicurante; io starò a vedere, attivamente, cercando nel mio piccolo di essere l'onesto l'italiano che avrebbero voluto 150 anni fa.
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