Deliri di un appassionato di racconti misteriosi e adrenalitici, colmi di azione, eroi impavidi e spietati criminali.
13 aprile 2015
Di ritorno
Non sono l'unico a scrivere di Medioera 15, né l'unico che ci ha "lavorato" a trattarne in un post sul suo blog, quindi come al solito quando ci sono questi eventi "sentiti", "vissuti" e molto difficili da affrontare e poi raccontare si corre sempre il rischio di essere banali, retorici e scontati.
Tenterò allora di non esserlo, e magari di spiegare cos'è stata Medioera 15 per me.
Essenzialmente, il festival è stato cinquanta per cento fatica, cinquanta meraviglia.
Partiamo dalla meraviglia.
Non ero nuovo alla manifestazione, sin dallo scorso anno, quando ero venuto come semplice parte del pubblico, avevo capito che il festival parlava lingue non tradizionali e che senza dubbio parteciparvi è un'occasione per uscire dalla quotidianità e sentire parlare gli addetti ai lavori del campo del digitale. Il fatto poi di provenire dalla Tuscia e di essere cresciuto accademicamente con alcuni degli stessi organizzatori del festival mi pone comunque molto vicino all'ottica di Medioera.
Quindi, punto numero uno: Medioera è interessante. Veniteci, il prossimo anno, supportatelo, date contributi, idee, aiutatelo a crescere. Parlare di queste cose serve come il pane, confrontarsi su questi argomenti è importante.
Però basta, entriamo nel merito, affrontando il tema che mi sento più a cuore: Medioera è stato probabilmente il primo vero momento lavorativo della mia vita, il primo che non fosse un pomeriggio dedicato alla Gilda, l'associazione di gioco di ruolo e da tavolo con cui collaboro a Bracciano. Inevitabilmente, quando ti schianti su un evento che vede coinvolta un'organizzazione importante, addetti stampa, tante cose da fare, anche se sei soltanto l'ultimo arrivato (anzi, soprattutto per questo), ti trovi a fare i conti con i tuoi limiti. Ecco, io mi ci sono trovato di fronte, ed è stata dura. Uno dei miei problemi è, storicamente, quello di darmi addosso di brutto, di essere troppo piagnone con me stesso, di buttarmi giù. Ecco, Medioera, con i cazziatoni che mi son preso per svariate disattenzioni, mi ha insegnato che di buttarsi giù non c'è tempo. Mi sono accorto di averemeno del cinquanta percento di skills necessarie ad un compito del genere; devo studiare, lavorare su me stesso.
"Lavorare su me stesso" non significa strampalate cazzate new age come mettere in pratica manuali tipo "Divenire vincenti in 10 rapide mosse" del professor Albertus Nunmericordocomecavolotechiami.
"Lavorare su me stesso" significa sapere che se tu sai fare il 60% di quel che c'è da fare in una cornice di lavoro del genere, devi arrivare ad allenarti per farne il 70%. E se tu non ci riesci significa che non ci stai perdendo troppo tempo. Non so fino a che punto queste parole siano vuoti sbrodoloni e fino a che punto potrò correggerli o farli miei, fino a che punto potrò migliorarmi; so che o si migliora o si muore. Io da Medioera esco in parte imbarazzato (perché potevo fare di più), in parte abbastanza arrabbiato per sviluppare abbastanza fame di spaccarmi la testa e riprovarci.
Sapendo che sono maledettamente imperfetto, e che la strada è lunga.
Go, okay. Ma nel modo giusto.
PS: questo è un commento a caldo, molto personale, che sentivo dentro. Non mi esprimo ancora sulla manifestazione: è presto e le idee sono molte. Senza dubbio già nei prossimi giorni tornerò sull'argomento, ma è stato necessario buttare queste idee su carta.
Forza e coraggio.
Caso:
comunicazione,
cose mie,
diario personale,
me,
Medioera15
08 aprile 2015
Go!
Da oggi sino a domenica farò parte del Social Media Team della manifestazione Medioera, che ogni anno accompagna le primavere viterbesi con una serie di incontri in merito ad alcuni argomenti che, sia per studio che per curiosità, ho dovuto fare per forza miei: social networks e comunità digitali nate attorno ad essi.
Campi di interesse inerenti a questa branca sono tanti e disparati: da veri e propri studi sulla tecnologia-supporto di questi ambienti digitali sino a quelli sulle dinamiche interrelazionali che si vanno formando in rete attraverso Facebook, Twitter, Instagram. A Medioera si parla appunto di questo, di novità tecnologiche che impattano sulle nostre vite.
Solo in esempio di quel che vuol dire, sto rimanendo letteralmente affascinato da Instagram, uno dei pochi social cui non sono iscritto. Un gruppo di mie colleghe sta fotografando “roba” da quando siamo arrivati all’incubatorio ICult, dove la manifestazione si svolgerà. Dopo lo scatto le sistemano un po’ con i programmini di grafica installati sui loro smartphones, taggano un po’ di persone con determinati hashtag, li spediscono nel web alla velocità della luce creando piccoli cumuli di utenti che si incontrano online e seguono la narrazione in fotografia dei lavori di preparazione.
Instagram è una voga in continua espansione, tanto che per ogni tre-quattro post Facebook si trova almeno una condivisione di una foto ottenuta con quella piattaforma. Attorno ad ogni file immesso si sviluppano pareri, discussioni, condivisioni. L’arte fotografica viene “cotta e mangiata”, creando di continuo nuova discussione e, in definitiva, informazione. Una vera e propria diretta visiva, di istantanea in istantanea.
Ecco, in un’attività come questa c’è lo spirito di Medioera, classico esempio di evento in cui ogni spettatore diventa produttore di contenuti e suo diffusore; la diretta non viene dall’alto, ma dalla base. I fatti si confondono con le opinioni, la narrazione (che tra l’altro sarà il tema centrale del festival) diventa continua sino a divenire l’oggetto stesso della discussione sul palco. Non è un caso che all’inizio degli incontri ci si ritrovi ad ascoltare un messaggio registrato che invita a non spengere i cellulari e a commentare, condividere e ritwittare ogni cosa venga detta sul palco.
Personalmente mi sento già maledettamente stanco e sotto pressione, mentre finisco di scrivere mi ritrovo i colleghi intenti a scaricare dalla macchina pacchi di materiale promozionale e credo che i lavori di manutenzione si concluderanno solo domattina, prima dell’inizio ufficiale del festival.
La curiosità è tanta; curiosità per un lavoro che sembra tanto “facile” come la condivisione sul web e che, penso, si rivelerà un bel po’ più interessante.
Iscriviti a:
Post (Atom)
