Deliri di un appassionato di racconti misteriosi e adrenalitici, colmi di azione, eroi impavidi e spietati criminali.
08 aprile 2015
Go!
Da oggi sino a domenica farò parte del Social Media Team della manifestazione Medioera, che ogni anno accompagna le primavere viterbesi con una serie di incontri in merito ad alcuni argomenti che, sia per studio che per curiosità, ho dovuto fare per forza miei: social networks e comunità digitali nate attorno ad essi.
Campi di interesse inerenti a questa branca sono tanti e disparati: da veri e propri studi sulla tecnologia-supporto di questi ambienti digitali sino a quelli sulle dinamiche interrelazionali che si vanno formando in rete attraverso Facebook, Twitter, Instagram. A Medioera si parla appunto di questo, di novità tecnologiche che impattano sulle nostre vite.
Solo in esempio di quel che vuol dire, sto rimanendo letteralmente affascinato da Instagram, uno dei pochi social cui non sono iscritto. Un gruppo di mie colleghe sta fotografando “roba” da quando siamo arrivati all’incubatorio ICult, dove la manifestazione si svolgerà. Dopo lo scatto le sistemano un po’ con i programmini di grafica installati sui loro smartphones, taggano un po’ di persone con determinati hashtag, li spediscono nel web alla velocità della luce creando piccoli cumuli di utenti che si incontrano online e seguono la narrazione in fotografia dei lavori di preparazione.
Instagram è una voga in continua espansione, tanto che per ogni tre-quattro post Facebook si trova almeno una condivisione di una foto ottenuta con quella piattaforma. Attorno ad ogni file immesso si sviluppano pareri, discussioni, condivisioni. L’arte fotografica viene “cotta e mangiata”, creando di continuo nuova discussione e, in definitiva, informazione. Una vera e propria diretta visiva, di istantanea in istantanea.
Ecco, in un’attività come questa c’è lo spirito di Medioera, classico esempio di evento in cui ogni spettatore diventa produttore di contenuti e suo diffusore; la diretta non viene dall’alto, ma dalla base. I fatti si confondono con le opinioni, la narrazione (che tra l’altro sarà il tema centrale del festival) diventa continua sino a divenire l’oggetto stesso della discussione sul palco. Non è un caso che all’inizio degli incontri ci si ritrovi ad ascoltare un messaggio registrato che invita a non spengere i cellulari e a commentare, condividere e ritwittare ogni cosa venga detta sul palco.
Personalmente mi sento già maledettamente stanco e sotto pressione, mentre finisco di scrivere mi ritrovo i colleghi intenti a scaricare dalla macchina pacchi di materiale promozionale e credo che i lavori di manutenzione si concluderanno solo domattina, prima dell’inizio ufficiale del festival.
La curiosità è tanta; curiosità per un lavoro che sembra tanto “facile” come la condivisione sul web e che, penso, si rivelerà un bel po’ più interessante.
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