02 luglio 2011

Gioie e dolori: benvenuti in Italia.

Sono appena rientrato da una splendida vacanza in montagna. Una vacanza interessante; bella, colma di relax, nella natura. Una vacanza culturale, assieme ai miei colleghi di Università ed ad un docente. Una vacanza con vari incontri con persone appartenenti all'industria editoriale medio-piccola italiana. Abbiamo incontrato due scrittori, un editor, la coordinatrice di un laboratorio di scrittura creativa. Io vorrei scrivere, da qui al resto della mia vita; poteva esistere un'occasione più ghiotta di questa per togliermi qualche dubbio o paura sul mondo che mi riguarda?

Di dubbi da dare alle fiamme ne avevo abbastanza: innanzitutto, le persone che ho incontrato hanno qualcosa che vale davvero raccontare. Io sono solo un ragazzino a cui piacciono i film dell'orrore e i fantasy, che ama scrivere per diletto. Tutt'al più mi piace mettere in queste mie opera degli spunti di riflessione, dei pensieri... ma prima di andare su, devo dire la verità, avevo paura di essere tacciato di essere un pò troppo "immaturo", in gusti e passioni. Il professore è un grande storico e uomo di profonda cultura, gli ospiti avevano un certo background culturale... io, francamente, credevo che, se avessi parlato delle mie passioni, sarei stato etichettato come una specie di alieno, di figlio dell'industria massificata. Perché diciamocelo: in questo paese il fantasy è figlio della massificazione.
Invece no. Invece la morale del corso è stata un'altra: scrivete quello che vi pare, basta che scriviate bene. Basta che abbiate contenuto; il successo arriverà e se non arriva, pazienza. La scrittura fa bene all'anima, non al portafogli. Se vuoi scrivere di cavalieri che lottano contro Balrog o Mangiamorte, fallo: basta che tu lo faccia col cuore.

Ci può essere un messaggio più bello di questo?

Insomma, io torno ieri tutto contento di quest'esperienza, con un pò di libri comprati su, tante belle foto di Prata, Massa Marittima e della splendida Toscana, e con la certezza che non bisogna avere paura di scrivere ciò che si vuole: basta che si scriva.
Stamattina accendo il PC e scopro una cosa. A questo punto, lettore, se hai un cappello in testa e sei appassionato di fantasy, togliti il copricapo, perché do una notizia bruttissima. La Asengard edizioni, una bella iniziativa editoriale che da alcuni anni pubblica romanza fantasy, horror e gialli, dando voce a tutti gli appassionati del fantastico come me che sono stanchi di leggere sempre i classici come Asimov o Poe, sta per chiudere i battenti. Per chi non lo sapesse, la Asengard è molto rinomata: tanti autori di talento stavano provando a pubblicare le loro storie con essa. L'avevano scelta anche gli autori di "Sine Requie" per pubblicare il loro primo romanzo tratto dal mondo del loro gioco di ruolo, "Sopravvissuti", che sto finendo di leggere proprio in questi giorni. Il comunicato stampa dice che non ci sono soldi per continuare le pubblicazioni. Non riescono a campare vendendo horror e fantasy. Perché giustamente in Italia il pubblico non è tutto orientato verso lo stesso genere, okay. Se chiude non è colpa degli italiani, tutto sommato il fantasy è di nicchia. Il mercato è limitato.
Non è colpa di nessuno.
Tuttavia, sono triste. Sono triste perché per ogni casa editrice come la Asengard che chiude sempre meno persone avranno la possibilità di dire che noi, popolo del fantasy, esistiamo.
Io ho trovato, in vacanza, tanta gente disposta a darmi una pacca sulla spalla ed ad incoraggiarmi a scrivere. Ma la strada è in salita, a quanto pare. Dobbiamo stringere i denti. Dobbiamo continuare a credere in ciò in cui crediamo; ad amare ciò che amiamo. A prescindere dal soldo e dal potere. Io so che un'altra Italia, amante dell'arte e della bellezza, esiste. L'ho visto a Prata. L'ho udito dalla voce dei relatori delle conferenze. La scrittura non è morta.
Dobbiamo resistere, resistere, resistere. Anche se oggi, per me, è un piccolo giorno di lutto.