Di solito so quand'è che sto male e lo sanno anche gli altri. A volte però o io o loro ci sbagliamo. Non andiamo sempre-sempre d'accordo sui miei stati d'animo, io e gli altri.

In questo periodo ho trovato qualcosa di bello, che senza dubbio c'era anche ieri, solo che non me ne ero accorto. Un pò di relax. Sia chiaro, è uno dei periodi più intensi di questi anni all'Unviersità, perché sto preparando quattro esami (due dati, a dirla tutta) e ho da fare in almeno altri tre campi, compreso il romanzo. Mai come quest'anno mi sono sentito protagonista di una serie di iniziative e di "piani d'azione" che mi coinvolgano. Dall'estate del '10 ho ricominciato a leggere con grande regolarità e a vedere più film del solito; col romanzo, l'ho già detto, va tutto bene. C'è sempre qualcos'altro che si desidera, sia chiaro. Io desidero un'infinità di cose e ho un sacco di speranze, però diavolo, chi campa di speranza campa d'aria.
Infine,un'ultima cosa, che non piacerà a tutti, ma voglio condividerlo con gli altri. Da qualche mese dopo circa otto anni sono tornato a frequentare una benedetta chiesa con regolarità, tutte le domeniche. Ne sono felice e questo è quanto.
I dubbi ci sono e vengono da un sacco di problemi che abbiamo intorno e sono sotto gli occhi di tutti. Anche se qualcuno continua a negarlo. Per esempio, mi crea dubbi sapere che siamo arrivati in una situazione politica tanto rovente e instabile, mi crea dubbi pensare che gran parte dell'elettorato cattolico di questo paese non dia la sfiducia al Premier pur sapendo che è un mafioso tendente al fascismo (e "adoratore di escort", ma preferisco mantenermi sul classici capi d'accusa). Mi crea dubbi sapere che non tutti vogliano sapere come stanno le cose, mi da fastidio pensare che chi parla di "dittatura mediatica" e radicalizza lo scontro ha in parte ragione.
Solo, che fai, diventi pessimista? Io già lo sono per un buon ottanta percento. Forse lo sono tanto da diventare disilluso, a volte, e da fregarmene di ciò che mi circonda. Però non voglio più che le cose stiano in questi termini. Se sono contro il nucleare, lo dico. Se sono contro il governo, lo dico. Se sono contro la Lega perché xenofoba e indipendentista, lo grido. Ahimé, se penso che anche dentro la Chiesa ci siano grossi problemi... che faccio, me sto zitto? Sono credente, mica suddito. Però ci credo. Se ci credo, lo porto avanti. Anzi, lo recupero, come nel fatto della fede, e me lo porto avanti.
Io credo, ad esempio, in larga parte nelle forze dell'ordine, credo nei 150 anni dell'Unità (anche se pure qui i lati oscuri da dibattere non mancano), credo nello Stato quando combatte la mafia, quando lotta per la difesa della democrazia. Credo nel giornalismo quando è bello e ti aiuta a riflettere (pertanto, Feltri e Sallusti possono pure andarsene in quel posticino), credo nelle energie rinnovabili, per quanto sia difficile riconvertire tutto il nostro stile di vita in quella direzione. Credo nei parroci, nei vescovi che lottano per fare qualcosa di buono (e voglio credere anche nella buona volontà del Papa e dei Cardinali... anche se è difficile a volte, lo so). Voglio credere nell'università e nell'istruzione, nella buona politica (e c'è. Poca, ma c'è).
Ognuna delle cose che ho elencato ha dei lati oscuri e delle cose da perfezionare. Però intanto ci credo. Ci credo perché me lo dicono i libri che leggo e gli uomini che m'ispirano, le idee a cui mi rifaccio. Logico. Per credere ci vuole Fede, un discreto talento critico (e chi ha detto che le due cose non possano stare assieme?). E poi un'altra cosa. Ma non la dico, altrimenti rischio di far credere che questo post l'abbia scritto un abile demagogo (me sa che ho anche esagerato con la retorica, no?).
Se non si è capito, sto in fase pre-esame. Fra 'n pò me passa.
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