29 gennaio 2011

Innanzitutto, la Ricerca.

Prima di tutto, guardate il video e ascoltatelo con attenzione.



Ieri ho detto che avrei parlato del '500; se faccio una classifica dei periodi storici che mi sono trovato a studiare di più seguendo i corsi universitari e scolastici, senza dubbio il XVI secolo è quello che più o sviscerato. Il motivo è presto detto: nel '500 si rompe tutto. Mille anni di Medioevo si frantumano in tanti minuscoli pezzi. Ovviamente è un processo lungo è strano. Dal '200 in poi all'austerità dei monasteri si sostituisce la città come luogo chiave della vita umana. Nella città si pensa ancora a Dio, ma ancora più alla comunità come punto d'aggregazione e forza. E' qualcosa di straordinario: è come se, dovendo confrontarsi fra loro e non più solo con la preghiera per sopravvivere, pian-piano gli uomini abbiano cominciato a sviluppare proprio ciò che dicevo ieri, la coscienza di sé, l'importanza della discussione. Non è una discussione democratica, logico. Non si sta parlando di una collettività politica in senso moderno. Ma questi signori cominciarono a domandarsi, pian-piano, se veramente Aristotele e la Chiesa avessero ragione su tutto. Da lì è una strada veloce che conduce sino a molteplici effetti: la nascita della scienza moderna, la Riforma, il consolidamento della forma dello stato moderno. L'uomo non smette di credere in Dio, semplicemente ricomincia a credere anche in sé stesso. Ci aveva già creduto, in parte, quando Socrate continuava a guardarsi attorno e a trovare una chiave di lettura per ciò che i suoi occhi vedevano. Poi però era arrivato il Medioevo. Sia chiaro, esso non è a mio avviso un'età tanto cupa come vogliono gli stereotipi. Fu il vero trionfo dell'immaginazione, un mondo privo di punti di riferimento razionali che dovette cercare la "via giusta" dando una spiegazione a tutto in un'epoca in cui non c'erano ancora i mezzi per "sapere". Un'età che produsse, invero, alcuni risultati positivi: la fondazione degli stati unitari, dei codici giuridici, delle letterature occidentali. Solo che si ignorava totalmente che la Terra era rotonda e non piatta (!).

Anche Amleto ad un certo punto si ritrova a contestare il mondo in cui si trova. Nel palazzo di Elsinore, nel bel mezzo della corte (che in un certo senso è la rappresentazione simbolica del Mondo che gira attorno alla figura del sovrano), scopre che la sua famiglia complotta contro di lui e che l'unico modo per trovare il colpevole di un delitto tanto atroce come quello del padre è quello di "fare il pazzo" e intanto indagare. La critica è concorde nel dire che Amleto è la personificazione dell'uomo rinascimentale, che si svincola da tutto ciò che è stato detto prima di lui e si getta alla ricerca della verità. E tanto è violento il '500, secolo di orrori legati alle guerre di religione e all'attività dell'inquisizione, tanto è crudo e cupo il cammino del principe di Danimarca.

Il Rinascimento non fu un periodo allegro, dunque. Fu un'epoca di transizione verso la Modernità, in cui le spinte innovatrici venivano assolutamente represse dalle autorità e dalla tradizione. L'innovazione non è rivoluzionaria, l'innovazione è lenta e continua, è fatta di spinte progressive a cui si contrappongono dure regressioni, dettate dagli "anticorpi" delle idee tradizionali di quel periodo. E' sempre dolorosa, soprattutto. In particolare per quel che riguarda il Rinascimento. I più importanti processi per "stregoneria" (appellativo dietro cui si può leggere tranquillamente l'epiteto di "dissidenza") non avvengono nell'Alto Medioevo. Avvengono fra Quattro e Cinquecento. Mentre Colombo salpa da Palos e va verso le Americhe.

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