Mi piace al di sopra di ogni altra cosa, perché non accetto in alcun modo che qualcuno mi dica di accettare un dogma. Sono a favore della laicità dello stato, ma per esempio penso che nella società di oggi e nella politica esistano tanti altri bigottismi e fondamentalismi, verso ideologie e convinzioni.
Oggi stavo leggendo un libro di Wistrich, un professore dell'università di Gerusalemme, su Hitler e l'Olocausto. Si parla della Shoah da diversi punti di vista: come nacque il nazismo, come si estese a macchia d'olio, come secoli di antisemitismo cristiano diedero una carica inarrestabile alla potenza sterminatrice di Hitler. E come poi secondo gli storici anche gli Alleati non è che avessero dato tutto questo grand'aiuto alla fine del più grande orrore della storia umana.
Solo che io su questi ultimi punti sono scettico.
Attenzione, non vuol dire che nego che l'antisemitismo di stampo cristiano non abbia aiutato decisamente l'opera di Hitler, né dico che gli Alleati durante la guerra avessero come interesse di liberare innanzitutto gli ebrei.
Non lo dico, perché so che sbaglierei in entrambi i casi.
Il problema è che non accetto (e lo dico pacatamente, come fosse un'obbiezione fatta fra amici), che la responsabilità principale dell'Olocausto venga data al famoso "nessuno ha fatto niente per impedirlo" degli Alleati e della Chiesa. Non posso accettarlo; non perché sono cattolico o perché mi considero sostenitore dell'America (che ha il suo bel carico di scheletri nell'armadio, comunque, ma che penso con Obama si sia riscattata). Ma perché storicamente esistono le risorse per dire che invece non ci fu solo silenzio, non ci fu sono tacito acconsentimento, o, se ci fu (cosa che è vera, ripeto), ci sono delle ragioni. Con queste ragioni non si vuole giustificare, si vuole dire un'altra cosa. Si vuole dire che, se non si da una spiegazione a questo comportamento così poco "da buoni" degli Alleati durante quel periodo storico si è costretti a fare una gigantesca marmellata fra alleati e nazifascisti e a dire "degli ebrei non gliene importava niente a nessuno".
Secondo me se si arriva a dire questo non solo si sbaglia ma si fa qualcosa di peggio: si tenta di spaccare un'alleanza silenziosa fra tutte quante le forze progressiste e libertarie, di centro e di sinistra, esistente anche e soprattutto durante la guerra.
Semplicemente volevo espletare una riflessione. Perché non posso credere all'ipotesi del complotto nazi-americano-cristiano per lo sterminio degli ebrei? Bah, innanzitutto perché chi parla di complotto a sessant'anni di distanza, mi sta sul cavolo a prescindere. Spesso ciò che nella Storia viene definito una circostanza da complotto è semplicemente una situazione che non possiamo capire perché non viviamo in quel tempo, e non possiamo comprendere affondo cosa accadde. Alla domanda "E' vero che molti americani erano antisemiti?" io rispondo senza problemi
"Si, è vero". Lo si vede anche da un bellissimo film (americano anche quello) chiamato "I Giovani Leoni" di Edward Dymtryk, un regista d'origini europee che tra l'altro durante il maccartismo fu tacciato di "comunismo" assieme a Dalton Trumbo (sceneggiatore di "Spartacus"). Ne "I Giovani Leoni" c'è il personaggio di Montgomey Clift, Noah Ackermann, che è un fante americano ebreo che inserito in un plotone viene detestato da tutti perché appunto "giudeo". E si sta parlando della "grande America" Roosveltiana. Ricordiamoci che il razzismo è tutt'altro che estraneo alla cultura americana (qualcuno ha mai sentito parlare di Martin Luther King o Mohammed Alì?!). Però dico: da qui a gridare all'assoluta responsabilità degli Alleati nel genocidio è troppo. Ci si scorda di troppe cose. Sembrerà retorico, lo so, perché tanti finti "democratici" (qualcuno ha detto Silvio? Nessuno? ambé...) ultimamente hanno fatto ricorso a queste argomentazioni, ma qualcuno dovrebbe ricordarsi ogni tanto dei circa 150.000 yankees letteralmete ridotti a mò di gorgonzola il 6 giugno del 1944. E magari qualcuno dovrebbe ricordarsi dei "cavalieri di Arnhem", i paracadutisti inglesi che rimasero bloccati nella cittadina olandese per circa mezzo mese sotto il fuoco tedesco, e di cui meno della metà tornarono a casa. E ricordiamoci anche, non per parcondicio ma per dovere, che anche i soldati russi, mal equipaggiati e denutriti, dovettero affrontare una cosa tipo due anni e mezzo di marcia per arrivare a Berlino e mandare a casa i nazisti. Non penso che lo facessero per gli ebrei, o almeno non solo per loro, perché crederlo sarebbe ridicolo. Ma diavolo, Hitler l'hanno crepato, si o no?! La Germania è diventata una democrazia si o no?! E allora, è possibile a sessant'anni di distanza non dare un piccolo omaggio anche da parte politica opposta a quei morti? Questo perché tante sono le responsabilità di Alleati e Chiesa quante sono le condizioni politiche e ideologiche da cui dipesero, e non sono a mio avviso argomentazioni da usare come strumento politico o per vendette o sentimenti di risentimento, perché se andiamo in giro a dire certe cose 1)sputiamo sopra della gente che si è fatta ammazzare per noi (a proposito di Chiesa, sapete che nei conventi di Roma e dintorni gli ebrei vennero accolti e nascosti?) 2)Si istiga un "odio" fra due anime del progressismo, quella democratica di area anglosassone e quella più a sinistra che in tempi in cui riemergono i gruppi nazisti è tutt'altro che consigliabile.In definitiva, il ricordo è sacrosanto. Purché vi si ragioni sopra, si capisca cos'è successo e non ci si riduca a conclusioni affrettate o dettate da ideologie. Se c'è stato quell'orrore e tutti ne sono un pò responsabili, non usiamolo per fare propaganda contro questa o quella compagine politica. Per costruire la democrazia dobbiamo essere uniti, non continuamente alla ricerca di alibi per soffiare sul fuoco. La Storia dovrebbe insegnare che il Bene esiste solo quando si passa sopra, con la dovuta coscienza critica, a certe divisioni, e si prende una via unitaria, finalmente libera dall'odio.
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