Deliri di un appassionato di racconti misteriosi e adrenalitici, colmi di azione, eroi impavidi e spietati criminali.
21 settembre 2014
Isole d'orrore: "The Wicker Man" (1973) e "Ma come si può uccidere un bambino" (1979).
Questa settimana sono riuscito a mettere le mani su un horror del 1973 che cercavo da tempo, "The Wicker Man" di Robin Hardy: un mistery-horror che vede un poliziotto scozzese arrivare sulla remota isoletta di Summerisle per trovare una bambina scomparsa e che si imbatte, suo malgrado, in una vicenda fatta di suspense e culti di origine celtica.
"The Wicker Man" è un cult; Christopher Lee, che interpreta la parte del lord dell'isola, lo definisce il suo miglior film, mentre Youtube pulula di documentari che trattano del rapporto fra il sottotesto pagano della pellicola e i fenomeni storico-antropologici cui si ispira (soprattutto uno: il sacrificio rituale). In effetti si tratta di un horror anomalo per l'epoca, in quanto sembra evidente l'impegno degli autori nel costruire un prodotto con contenuti che vadano ben al di là dei canoni del genere, quando la maggior parte dei film horror britannici degli anni '60 aveva un aspetto molto classico e gotico, come i vari Dracula con, ancora, Christopher Lee. La cosa interessante di "The Wicker Man" è, infatti, il suo costruire il contatto con la minaccia finale del film, una setta di cultisti che vuole ottenere vantaggi attraverso "offerte" agli dei, in maniera non banale, sorprendendo lo spettatore facendo apparire il culto celtico protagonista del film come un qualcosa di realistico,un sistema sociale che vive autonomamente sull'isola e porta con sé anche vantaggi agli esseri umani che lo praticano. Se lo confrontiamo ad un racconto dal tema simile, "I figli del Grano" di Stephen King, in cui due sventurati viaggiatori capitano in una cittadina dell'America più profonda e rurale in mano ad un gruppo di bambini che sacrifica alla loro divinità pseudocristiana gli adulti, colpisce come almeno nella prima metà del film Hardy-a differenza di King-giochi sull'ambiguità di ciò che lo spettatore sta vedendo, e che soltanto andando avanti col racconto l'orrore prenda corpo. Insomma: non ci si sente di giudicare negativamente quelli che dovrebbero essere i "cattivi".
In più il film ha il pregio di avere un protagonista dalla personalità costituita da più dimensioni: Neil, il ferreo poliziotto che si ritrova a dover far luce sugli eventi, è quello che chiameremo un "bigotto" ligio al dovere e fervente cristiano, che non esita a giudicare la realtà che lo circonda attraverso categorie radicali e molto dure. Immaginatevi che impatto può avere su di lui arrivare su un'isola in cui gruppi di donnine nude si ritrovano a celebrare il dio sole in pieno giorno!
Quindi se in "The Wicker Man" può esserci bene o male, molto più labile è la differenza fra "giusto" e "sbagliato".
Ad una prima visione non è che il film mi abbia fatto impazzire particolarmente, perché nel corso degli anni probabilmente il tema del confronto con altr culture che nascondono elementi di orrore è diventato visto e rivisto nel genere, però vedendolo nell'ottica degli anni '70 si capisce quanto esso non sia il solito film e quanto segni una rottura con alcuni schemi. Ha anche i suoi bei pezzi di visionarietà, in quanto l'uomo di vimini del titolo (e lascio volutamente il mistero di cosa sia, anche se basta vedere un trailer del film per sgamare di che si tratta) è fra le invenzioni visive più affascinanti che abbia visto in un horror, sia per sforzo produttivo, sia per il significato che assume nel finale.
Un'ultima considerazione; l'ambientazione isolana in cui un malcapitato protagonista arriva su un pezzo di terra sperduto nel mare e rimane vittima degli affari della comunità locale, è condivisa da un altro dei grandi horror europei degli anni '70, senza dubbio più estremo (e per ciò migliore): "Ma come si può uccidere un bambino?" dello spagnolo Serrador, in cui una coppia di sposi arriva su un'isoletta della Azorre i cui bambini hanno ucciso gli adulti comportandosi come fossero coinvolti in un crudele gioco (ed è da notare come alcuni critici abbiano criticato il sopra citato "I Figli del Grano" di King definendolo un plagio di Serrador!). Un horror viscerale, violento e vagamente politico: i titoli di testa mostrano fotografie di bambini sofferenti provenienti dai lager nazisti, dalla guerra del Vietnam e dall'Africa preda della fame, quasi come se la violenza dei bimbi nel film sia una reazione alle ingiustizie subite dagli infanti di tutto il Mondo.
L'isola, in entrambi i casi, è una società fuori dalla società in cui qualcosa di alieno, sconosciuto, fa da specchio a rovescio del Mondo esterno e finisce per contrapporsi ad esso in maniera violenta e radicale. Vere e proprie isole dominate dall'orrore, nato dalla reazione ad un mondo in crisi.
PS: inserendo la locandina del film mi sono reso conto di aver spoilerato l'"Uomo di vimini", ma TUTTE le locandine lo riportano. Allora, a coloro che già stanno prendendo in giro dico: potevate nascere nel '49 o nel '50 e vedere il film prima che diventasse un cult mondiale. :P
Fabio.
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