19 novembre 2008

Perché "Sentiero Selvaggio" e non più "La Terra di Mezzo"?

Bah, perché quel mio vecchio blog stranamente l'ho sempre sentito lontano da me.

Non rifletteva più le mie passioni, le mie necessità. Non aveva "la faccia giusta", mentre invece qui posso esprimere al 100% quello che penso. Questo è un blog "artistico", io nel mio piccolo mi sento un artista (non totalmente, in verità. Spesso cedo alle lusinghe della Storia, che è scienza spesso molto più fredda e analitica di quanto si creda, e della filosofia).

Di fatto volevo partire dall'evocazione di quelle immagini che mi fanno letteralmente morire, per poi parlare di ciò che sento. Ad esempio, guardate questa.




Questo è naturalmente "Sentieri Selvaggi", di John Ford, con John Wayne e Nathalie Wood. E' un film che ho amato molto e che consiglio, naturalmente, ma questa non è una recensione; è una riflessione. Quando vidi questo film rimasi folgorato dalla storia del protagonista, un cowboy, Ethan, che deve cercare sua nipote rapita dagli indiani anni prima. La cosa più bella del film è che te segui le imprese di questo povero cristo che tenta di trovare un senso alla sua vita pur avendo commesso tanti sbagli; spesso ne compie anche durante la sua ricerca. Bello, eh?


Beh, "Sentieri Selvaggi" fu pensato da John Ford come una metafora di un'epoca in cui l'America era persa, perché dopo la guerra c'era già un capitalismo corruttore e spietato, che stava pian-piano mangiando i vecchi valori: famiglia, sentimenti umani di solidarietà, vecchie tradizioni. Ma diceva che c'era ancora speranza nel futuro, c'era la speranza di una ricerca di qualcosa di più, qualcosa di più alto e di più bello. Ecco, quando io penso a come l'Italia e il mondo intero sono diventati oggi come oggi, penso che o ci disperiamo, o ci guardiamo tutti "Sentieri Selvaggi".

Non tutti hanno visto il film (che raccomando) e non tutti conoscono la storia, ma posso solo dire che alla fine del film la morale che ti viene in mente, pensando alla nostra epoca, è: diavolo, è un mondo allo sbando, ma devo stringere i denti. Pensavo che di riflessioni del genere ce ne fosse bisogno, oggi come oggi. Aggrapparsi alla speranza, ad un eroe, ad un ideale. Ma oggi come oggi anche questo può essere pericoloso. Se ti appoggi ad un'idea, questa ti si può ritorcere contro. Anche i grandi totalitarismi della Storia erano basati su idee volte a dare speranza e forza per andare avanti (pare strano, ma in un certo senso anche il nazismo). Quello che secondo me oggi si deve fare non è gridare a go-go un'idea; la si deve semmai sentire sentirla spirare nelle tue membra, convincerti che fa per te, e poi usarla come un riferimento nelle tue azioni. Ma a quel punto, non sarà più l'idea a cambiare il mondo, o più realisticamente ad affrontare meglio this hard land (occhio, springsteeniani!). Sarai solo tu a poterlo fare.


Alla prossima, belli.

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