23 novembre 2008

Serata cartoon di ieri sera: da un estremo all'altro.

Ieri sera ho sperimentato come uno stesso modo di comunicazione può rivelarsi estremamente differenziato.

Ho di fatto visto, l'uno dopo l'altro, due opere diversissime tra loro sia per genere, sia per contenuti che per stile.

Non vi mettere a ridere, vi prego.

Ieri sera prima di cena ho visto di nuovo Balto su Italia uno, e l'ho trovato di nuovo un bellissimmo film d'animazione di orgogliosa tradizione spielberghiana con tanta avventura e tanti buoni sentimenti. Talmente tanti da chiedermi, ad un certo punto, se non mi stesse per prendere un attacco di diabete acuto per troppi zuccheri, perché "Balto" è il classico film in cui trovi i topoi del cinema per famiglie: l'eroe che deve dimostrare quanto vale attraverso la sua volontà, una bambina da salvare da un terribile destino, una bella principessa-cane che attende a casa il ritorno dell'amato, un cattivissimo cattivo che pensa solo a sé stesso e a dimostrare quant'è bravo (!)... insomma, il classico spettacolone da ammirare per commuoversi ed emozionarsi, un simbolo del mainstream, praticamente.

Beh, io dopo Balto mi sono messo a vedere su YouTube l'OAV a puntate di "Devilman-La Genesi", perché Devilman è sempre stato uno di quegli anime giapponesi che dovevo approfondire bene. Ora, "Devilman" è un classico anime anni '80 per ragazzi, anzi, è pure meglio (o peggio, fate vobis): è violento, privo di ogni buon sentimento, carico d'azione, gotico all'infinito e il suo protagonista è un mezzo demone. Alla faccia di Balto...

Devo dire che l'OAV era molto bello e appassionante. Mi è piaciuto tanto l'accostamento fra i personaggi, il senso di vuoto che aleggia su ogni cosa, la morte che domina, il sacrificio della bontà come solo mezzo per distruggere il male. Però di certo "Devilman" non è un cartone da spararsi con tutta la famiglia di fronte alla TV...

Mi fa ridere chi tenta di mettere a confronto i cartoni americani con quelli giapponesi, sia per denigrare sia per favorire l'uno o l'altro: primo gli anime non sono cartoni animati ma quasi "disegni in movimento", ossia sono uno stadio del cartone animato che va sempre di più a congiungersi con le altre arti (cinema e pittura in primis). Poi, spieghiamo subito che gli anime non sono stati fatti per i bambini, ma per ogni età. In Giappone il mercato manga e anime va così forte non perché tutti i bambini dai tre ai dodici anni vanno a guardarsi una gamma di cartoni che va da "Gigi la Trottola" a "Evangelion", ma perché il cartone animato ha praticamente soppiantato il cinema e così ogni tematica, anche quella per adulti, trova destinazione nell'anime. In Giappone "Evangelion" non se lo guardano i bambini, bensì i grandi manager o i professori di scuola, perché è un fenomeno culturale che investe tutte le fasce d'età. In occidente il cartone animato, semplicemente, nasce e cresce come prodotto per l'infanzia, è una questione culturale. Ecco perché molti otaku nostrani (leggi: lettori di manga) sputano su "Balto" e gridano alla potenza dell'anime giapponese: semplcemente non si rendono conto che "cartone animato" a "anime" sono sempre meno la stessa cosa. In Giappone, un cartone per bambini è "Naruto" che comunque non mi sembra abbia la vera qualità di un "Inuyasha e di un "Evangelion".

Concludendo, devo dire che è stata una serata veramente folle e che mi ha comportato un certo shock. Insomma, passare dalle tenerezze spielberghiane agli spargimenti di sangue del maestro Go Nagai non è certo una passeggiata, ma è istruttivo perché ti ricorda che anche un singolo mezzo di comunicazione può avere molteplici modi d'applicazione. A mio parere anche "Balto" è un prodotto di grandissimo valore nonostante la retorica e via dicendo. Semplicemente, ha un altro target, che è altrettanto utile e giusto da mantere quanto gli anime alla "Ken il Guerriero" che tanto mi piacciono.





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