Ho di fatto visto, l'uno dopo l'altro, due opere diversissime tra loro sia per genere, sia per contenuti che per stile.
Non vi mettere a ridere, vi prego.
Ieri sera prima di cena ho visto di nuovo Balto su Italia uno, e l'ho trovato di nuovo un bellissimmo film d'animazione di orgogliosa tradizione spielberghiana con tanta avventura e tanti buoni sentimenti. Talmente tanti da chiedermi, ad un certo punto, se non mi stesse per prendere un attacco di diabete acuto per troppi zuccheri, perché "Balto" è il classico film in cui trovi i topoi del cinema per famiglie: l'eroe che deve dimostrare quanto vale attraverso la sua volontà, una bambina da salvare da un terribile destino, una bella principessa-cane che attende a casa il ritorno dell'amato, un cattivissimo cattivo che pensa solo a sé stesso e a dimostrare quant'è bravo (!)... insomma, il classico spettacolone da ammirare per commuoversi ed emozionarsi, un simbolo del mainstream, praticamente.
Beh, io dopo Balto mi sono messo a vedere su YouTube l'OAV a puntate di "Devilman-La Genesi", perché Devilman è sempre stato uno di quegli anime giapponesi che dovevo approfondire bene. Ora, "Devilman" è un classico anime anni '80 per ragazzi, anzi, è pure meglio (o peggio, fate vobis): è violento, privo di ogni buon sentimento, carico d'azione, gotico all'infinito e il suo protagonista è un mezzo demone. Alla faccia di Balto...
Devo dire che l'OAV era molto bello e appassionante. Mi è piaciuto tanto l'accostamento fra i personaggi, il senso di vuoto che aleggia su ogni cosa, la morte che domina, il sacrificio della bontà come solo mezzo per distruggere il male. Però di certo "Devilman" non è un cartone da spararsi con tutta la famiglia di fronte alla TV...
Mi fa ridere chi tenta di mettere a confronto i cartoni americani con quelli giapponesi, sia per denigrare sia per favorire l'uno o l'altro: primo gli anime non sono cartoni animati ma quasi "disegni in movimento", ossia sono uno stadio del cartone animato che va sempre di più a congiungersi con le altre arti (cinema e pittura in primis). Poi, spieghiamo subito che gli anime non sono stati fatti per i bambini, ma per ogni età. In Giappone il mercato manga e anime va così forte non perché tutti i bambini dai tre ai dodici anni vanno a guardarsi una gamma di cartoni che va da "Gigi la Trottola" a "Evangelion", ma perché il cartone animato ha praticamente soppiantato il cinema e così ogni tematica, anche quella per adulti, trova destinazione nell'anime. In Giappone "Evangelion" non se lo guardano i bambini, bensì i grandi manager o i professori di scuola, perché è un fenomeno culturale che investe tutte le fasce d'età. In occidente il cartone animato, semplicemente, nasce e cresce come prodotto per l'infanzia, è una questione culturale. Ecco perché molti otaku nostrani (leggi: lettori di manga) sputano su "Balto" e gridano alla potenza dell'anime giapponese: semplcemente non si rendono conto che "cartone animato" a "anime" sono sempre meno la stessa cosa. In Giappone, un cartone per bambini è "Naruto" che comunque non mi sembra abbia la vera qualità di un "Inuyasha e di un "Evangelion".
Concludendo, devo dire che è stata una serata veramente folle e che mi ha comportato un certo shock. Insomma, passare dalle tenerezze spielberghiane agli spargimenti di sangue del maestro Go Nagai non è certo una passeggiata, ma è istruttivo perché ti ricorda che anche un singolo mezzo di comunicazione può avere molteplici modi d'applicazione. A mio parere anche "Balto" è un prodotto di grandissimo valore nonostante la retorica e via dicendo. Semplicemente, ha un altro target, che è altrettanto utile e giusto da mantere quanto gli anime alla "Ken il Guerriero" che tanto mi piacciono.

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