21 dicembre 2008

"Defiance" di Edward Zwick: qualche considerazione

E' stato diffuso nei giorni scorsi il trailer del nuovo film di Edward Zwick, il regista de "L'ultimo samurai" e di "Glory-Uomini di Gloria".

Il titolo della pellicola è "Defiance", ed è un film bellico dal tema abbastanza innovativo.

Per la prima volta infatti Hollywood porta sul grande schermo un lato praticamente sconosciuto dell'Olocausto: la resistenza armata ebraica. Ambientato nel 1941, "Defiance" racconterà la storia, vera, di una brigata ebraica attiva in Bielorussia, che combatté i nazisti invasori costruendo una sperduta base nei boschi e salvando circa 1200 ebrei dai lager.
C'è da dire che il film farà discutere, e neanche poco, sia sul fronte artistico sia su quello storico-morale, sia su entrambi contemporaneamente.
Innanzitutto, il regista del film Edward Zwick è tutt'altro che uno storico, anzi è un esteta del kolossal che più di una volta nei suoi film ha premuto un pò troppo l'acceleratore sulla retorica sacrificando a volte un'ottima messa in scena. Ora, la mia previsione è che "Defiance" possa rivelarsi una specie di "Braveheart" della resistenza ebraica. Questo potrebbe far storcere il naso agli storici europei, che non hanno mai apprezzato il cinema "glorificante" statunitense di elogio all'eroismo dei veterani (vedi "Salvate il Soldato Ryan") preferendo sempre di più la riflessione "pacata" di autori quali Benigni di Radu Minelau, che invece hanno lavorato molto sull'importanza della pace e della fratellanza come strumenti per combattere l'orrore nazista. E' vero che un film hollywoodiano non da mai risultati storici puri al 100%; il caso eccezionale è stato a mio parere "Schindler's List", che è un capolavoro. Però dal trailer emerge, almeno alla mia sensibilità, un film che invece si potrebbe rivelare molto più viscerale, appassionante e importante di altri. Dal trailer e dallo stesso titolo sembra quasi che Zwick abbia voluto sottolineare una tesi presente in solo una piccola parte della storigrafia sull'Olocausto, diffusasi negli ultimi anni, ossia quel filone che tenta di dimostrare con sempre maggior difficoltà la presenza di un'attiva resistenza ebraica durante la guerra. Se ci si pensa, lo stereotipo vuole una popolazione ebraica totalmente silenziosa e passiva di fronte allo sterminio, capace al massimo di organizzare cerimonie religiose clandestine. Viceversa, episodi come quello delle ribellioni di Sobibor, Treblinka, Auschwitz e del ghetto di Varsavia dimostrano che una resistenza ebraica ci fu e anche in misura neppure troppo limitata. La mia speranza, secondo me fondata vedendo già alcune scene, è che Zwick si sia dimostrato all'altezza e sia riuscito a donare al film il giusto tocco riflessivo che serve quando ci si ritrova davanti un argomento scottante come questo; ma di certo anche la spettacolarità farà la sua buona parte, e secondo me sarà un valore aggiunto, non un male: "Apocalypse Now" ci insegna che anche il grande kolossal hollywoodiano d'azione, o comunque il racconto avventuroso, possono insegnare anche di più di un trattato di Storia.

L'appuntamento è il 23 Gennaio dunque, speriamo di poterci andare!

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