17 dicembre 2008

Crime stories e TV generalista

Ho voglia di fare una piccola notazione a proposito di un dato...
Il venerdì sera di Italia1 è, da agosto, dedicato ad un ciclo "Crime" durante il quale vanno in onda le ultime novità in fatto di serie TV poliziesche. E' stato durante la programmazione "Crime" che hanno mandato in onda due delle più belle serie TV degli ultimi anni, "Dexter" e "Life", a mio avviso i due grandi eventi televisivi della stagione. Finite queste due serie imperdibili, che il venerdì seguivano di consueto una puntata di "CSI: Miami", Italia 1 aveva optato per mandare in onda ancora "CSI" facendogli seguire "Standoff", particolare serie poliziesca americana su cui pò mi soffermerò, e una fiction italiana nuova-nuova tratta da "Quo Vadis, Baby?" di Grazia Versani, da cui era già stato tratto il film di Salvatores. Per me poter vedere quest'ultimo in TV avrebbe costituito un'interessante sorpresa: "Quo Vadis, Baby?" è una serie che prende le mosse da dopo gli eventi del film, se non ho capito male eliminando tutte le differenze di storia fra libro e trasposizione filmica (nomi cambiati, cose così), magari mi avrebbe portato a rivalutare un'opera che ripeto a mio parere non era del tutto riuscita per alcuni motivi.
Invece, come al solito, su Italia1, si è preferito subordinare un coraggioso sperimentalismo costituito da una serie TV noir totalmente italiana alla logica dello share inserendo dalle 21.10 alle 23.05 due puntate dell'abusato "CSI", seguito da "Standoff" e alle 24.00 (!), finalmente, da "Quo vadis, Baby?".
A giudizio critico, senza tentare di propagandare i miei gusti personali, devo dire che la scelta di riproporre "CSI" mi dice già di per sé che gli italiani medi amano ancora il vecchio giallo classico, il "giallo borghese", in cui bene e male sono ben distinti e l'obbiettivo ultimo è la soluzione del caso; se poi ci mettiamo che "CSI" è uno dei prodotti a livello registico più sensazionalistici degli anni 2000, in cui campi, controcampi, rallenty esagerati e momenti frenetici alla Jerry Bluckeimer spingono l'acceleratore sul "fattore scena", allora penso anche che è il prodotto giusto per una classe media che molto spesso pensa più all'estetica, a un edonismo sterile e falso, che a una sostanza "morale" a mio avviso utile in tempi come questi. Un telefilm come "Dexter", per esempio, è tutt'altro che "pulitino" come "CSI": politicamente scorretto, violento, spietato. Ma presenta un sottile rovello morale che spinge alla riflessione con pochissimo. Non pretendo di dire che abbia chissà quale intento educatore, ma sfido io a negare che chi l'ha guardato, almeno una volta, non si sia fatto qualche domanda sulla stranissima natura umana. Con CSI la domanda più profonda che ti puoi fare è se il tizio ha fatto bene ad ammazzare la vittima... sinceramente, è più profondo "Dexter"... ma il punto non è questo, qui non si vuol fare "rieducazione dei gusti" dell'italiano medio: sono contrario a qualsiasi tipo di "coercizione" mirata a far cambiare preferenze in qualsiasi campo, in particolare se si tratta di una stupidaggine come "cosa vedere in TV".
Ma a livello di critica alla programmazione mi sento un pò irritato: Italia1 ha deciso di silurare la prima serie TV noir "moderna" dai tempi di "Crimini", che poteva costituire un piccolo passo verso una ricostruzione dell'arte "di genere" dell'enterteinment italiano (in tempi in cui l'enterteinment italiano non esiste), per fare audience. Mi dite chi è quel cretino che aspetta mezzanotte per guardare una serie tv italiana, sperimentale nel genere, atipica, pergiunta lontana dagli standard abusati e retorici di "Distretto di Polizia" e simili?!
So bene che alla fin-fine neppure un esperimento "innovativo" come "Crimini" cedeva in più punti in quanto a sceneggiatura e regia, però almeno era qualcosa di nuovo rispetto alla solita solfa. Non possiamo andare avanti con serie TV moraleggianti, scontate e autocitazionistiche... siamo nel 2009, "La Piovra" è superata! Se la gente non guarda buona televisione, alla lunga si addormenta in tutti i sensi. Diamo una chance allo sperimentalismo, signori della televisione; se vedremo che lo share di quei prodotti non va, vi darò ragione e vi lascerò riproporre "La Signora in Giallo" altre quattromila volte... ma e se poi va come dico io? Cos'è, sarebbe troppo pericoloso non indirizzare "dall'alto" i gusti popolari?

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