09 dicembre 2008

Sherlock Holmes



Ieri sera ho visto un film tv tratto da "Il Mastino dei Baskerville" di Arthur Conan Doyle, l'episodio più famoso della prima serie di romanzi dedicata a Sherlock Holmes, il grande detective privato "illuminista" alle prese con i crimini più efferati dell'età vittoriana.
Avendo letto da poco "Uno Studio in Rosso" non potevo rinunciare, ed infatti mi è piaciuto, anche se naturalmente il formato da fiction rovina un pò l'atmosfera a causa di molteplici note stilistiche già viste.

Quello che mi piace dei romanzi di Conan Doyle è che sono molto meno "manichee" di quanto anni di film e pubblicità mi avevano fatto apparire. Vedevi i film e i cartoni, e Sherlock ti appariva come un paladino della giustizia integerrimo e spietato, senza macchie né paura, il classico supereroe combattente contro le forze del male. Invece è un pò più "frammentato" come personaggio letterario. Ad esempio, non tutti sanno che Holmes è un morfinomane come pochi altri eroi della storia della letteratura moderna, che la sua aurea di sapientino è in verità limitata (non ha sistematica conoscenza accademica, bensì si interessa solo di quegli argomenti a lui utili nel suo lavoro), spesso entra in imbarazzo perché non ha granché esperienza nei rapporti umani. Insomma, non è per fare del revisionismo postmoderno, ma anche l'imbattibile Sherlock Holmes è un uomo tutt'altro che imbattibile.

Quello che mi piace di Holmes è proprio come la sua figura sia composita, a più strati. E' molto più moderno di quanto non si pensi, a confronto con lui molti altri eroi della letteratura di quel periodo appaiono molto più schematici e spensierati.

Anche il suo mondo è molto più che il solito acquerello d'epoca ben fatto, anzi, spesso i sobborghi londinesi prendono il sopravvento soffocando ogni speranza. I "cattivi" di Holmes sono geni del male che hanno provato il male sulla loro stessa pelle, come il colpevole del caso dello "Studio in Rosso", il cui background copre da solo quasi l'intera seconda parte del romanzo e ti fa morire per quanto è romantico.

"Il Mastino dei Baskerville" è un giallo esemplare, che sconfina pian-piano nell'horror con un elemento soprannaturare che poi alla fine si rivela nella sua vera forma, concetto chiaro anche in un altro classico della narrativa thriller ottocentesca, cioé nel racconto che ha ispirato Holmes: "I Delitti della Rue Morgue" del "mio caro" bostoniano Edgar Allan Poe. Non vedo l'ora di leggere entrambi, ma ora ho una tale montagna di roba fra romanzi, racconti, fumetti, manga... però senza dubbio dopo la goduria di ieri sera non ci rinuncerò. E' stata proprio una bella storia thriller, anche se l'unico difetto è stato un Watson un pò troppo giovane rispetto a come dovrebbe essere in verità (è un veterano dell'esercito, l'attore pareva al massimo una recluta...), anche perché, dal romanzo Watson sembra molto più complesso e affascinante di quanto vuole mostrare lo stereotipo classico.

A proposito di Sherlock, è un personaggio da studiare a fondo soprattutto se, come me, vuole fondare il "suo" detective".

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