Deliri di un appassionato di racconti misteriosi e adrenalitici, colmi di azione, eroi impavidi e spietati criminali.
03 marzo 2015
Creo e cerco, cerco e creo.
Ciao a tutti.
Voglio tornare a scrivere sul blog dopo altri svariati mesi da quando l'ho toccato l'ultima volta.
Mi sono laureato, e questo lo sanno tutti coloro che mi conoscono; la mia tesi è il mio orgoglio: nove mesi di lavoro per circa duecento pagine di analisi tecnica e contenutistica di From Hell di Alan Moore e Eddie Campbell. Riuscire a mettere su carta così tante infomazioni, tratte da tante e diverse fonti, e vedersi riconosciuto il proprio lavoro con la digità di stampa è stata una sensazione fantastica. Non tanto per il risultato formale, quanto per il fatto che ce l'ho fatta. La tesi è imperfetta e, nei prossimi mesi, non mancherò di correggerla e rivederla. Sto provando a pubblicarla, ovviamente. Non so come andrà, ma di sicuro ci proverò e riproverò.
Quel lavoro mi ha aperto un mondo e, forse, spinto ad aprire nuovi progetti una volta laureato; da una parte, ovviamente, è cominciata la dua ricerca di un lavoro che abbia una qualche attinenza con il settore in cui mi sono specializzato, la comunicazione multimediale online. D'altro canto, il mio sogno è scrivere, ricercare, fare critica, pubblicare romanzi e, perché no, dirigere un film e produrre sceneggiature per fumetti.
Voglio un rapporto con la creatività che sia "di frontiera": da un lato deve esserci la creatività, la produzione di lavori propri, dall'altro lo studio, la critica, l'analisi. E sì, qualora riuscissi a pubblicare o produrre, creod proprio mi butterei su prodotti che siano anche essi di frontiera: belli ma commerciali. E non me ne vergogno neanche un po', perché se c'è un indirizzo di pensiero in cui ho sempre creduto è che qualità e consumo, arte e guadagno, siano concetti che non devono essere in antitesi. Dirò una cosa discutibile: l'artista deve poter vivere grazie al suo talento e la sua creatività. Non ci sono scuse. Le storie che consumiamo (Game of Thrones? The Witcher?) sono prodotti commerciali. Dubito fortemente che George Martin o Andrezej Sapkowski ambiscano al Nobel per la letteratura, o che Christopher Nolan voglia rimanere nella Storia del cinema al pari di Kubrick o Truffault.
Al contempo, la norma che dovrebbe guidarci quando giudichiamo la qualità di un'opera di intrattenimento non è tanto "è fatta per far soldi o no?" quanto "è bella o no?".
Okay, "bello" è soggettivo; Martin fa sgozzare impunemente mezza Westeros ed il pubblico si divide fra chi pensa che abbia creato una perfetta ricostruzione del cupo medioevo inglese e chi crede che sia uno che cede troppo spesso all'eccesso di sensazionalismo per vendere (per la cronaca: diciamo che io mi colloco fra i due estremi :P ).
Ma la bellezza di Martin, secondo me, va oltre la soggettività. Dovremmo allora parlare di "capacità": Martin è oggettivamente un bravo narratore che, pur cedendo maledettamente alla commercialità facendo diventare una trilogia un ciclo sconfinato che neanche Howard poteva partorire, ha dato vita ad una storia che sa intrattenere, creare aspettative, appassionare, e dunque vendere. E' ovvio che noi pagiamo per le sue trame sin troppo arzigogolate e commerciali, ma paghiamo anche per scene come le Nozze Rosse in cui il televisione o nel romanzo si torna a parlare col linguaggio della pura epica. Questo è saper narrare, questo è guadagnarsi il pane attraverso una narrazione che è forte.
Questo è quello che vorrei fare io e sto tentando di fare. Meglio ancora, se possibile. Più che Martin, allora, un valido modello per me è sempre il signor Stephen King di Bangor, Maine.
Ora sto curando un piccolo universo fantasy, che vorrei diventasse un progetto di lavoro più serio in futuro. E cerco lavoro nel mio settore, sapendo che non lo troverò facilmente. Lasciarsi andare al pessimismo è una tentazione meravigliosa, che tento di lanciare via, rigettare lontano da me. Non è facile, ma ci si prova. In fondo, la mia citazione preferita è Conquista chi resiste.
Spero di aggiornare presto il blog con qualche novità sul mio progettino; credo ci sentiremo qui ogni due-tre giorni.
PS. Ovviamente un pensiero di rito va ancora alla scomparsa di Leonard Nimoy, il signor Spock della serie classica di Star Trek.
Pochi altri attorni dell'enterteinment americano del secondo dopoguerra hanno saputo incarnare meglio lo spirito di una fantascienza popolare, aperta alla passione di un pubblico medio, desideroso di scoprire nuovi mondi stando davanti alla TV. Grazie mr. Spock. Sono figure come te che hanno "coltivato" noi nerd (involontariamente, per giunta!).
Alla prossima!
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